C’è un giro di milioni di schede sim intestate a persone inesistenti o inconsapevoli alla base dell’inchiesta su Telecom Italia, per la quale la Procura di Milano ha notificato oggi gli avvisi di chiusura indagine. Molte di queste sim card sono state utilizzate per commettere reati, data la difficoltà di risalire al reale utilizzatore in caso di intercettazioni.

Telecom Italia è indagata – in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle aziende per i reati commessi dai propri dipendenti – insieme a 99 persone fisiche: 11 dipendenti e 85 rivenditori della società telefonica. Dal bilancio di Telecom per il 2008, che ricade nel periodo sottoposto a indagine dai pm Francesco Cajani e Massimiliano Carducci, la società avrebbe tratto un profitto illecito di 227 milioni.

Le schede venivano attivate intestandole a persone inesistenti, falsificando i documenti, o ignare. I rivenditori della Telecom le mettevano poi in commercio a prezzo maggiorato a beneficio di persone che avevano interesse a non comparire come intestatari, anche per commettere reati. In questo modo, tra l’altro, Telecom avrebbe gonfiato anche la sua quota di mercato, con relativi bonus e benefit per i soggetti coinvolti. L’indagine era partita da un accertamento dei carabinieri di Busto Arsizio (Varese) che nel 2009 si erano imbattuti in schede vendute sottobanco ed erano risaliti a collegamento diretto con un dipendente della Telecom.

I carabinieri si sono presentati nella sede dell’azienda in piazza Affari a Milano e hanno notificato un avviso di garanzia all’amministratore delegato Marco Patuano, ma soltanto in qualità di legale rappresentante della società. I fatti contestati vanno dal 2001 al 2008, quando Patuano non era ancora in carica. Gli indagati all’interno del gruppo sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di documenti di identità e schede sim e falsi documentali anche in relazione al trattamento dei dati legati alla privacy. I dealer, invece, rispondono solo dei reati fine, cioè la ricettazione e il falso.

Tra gli indagati interni figurano il responsabile del “canale etnico”, la struttura commerciale che si occupa della vendita ai centri per chiamate internazionali e intercontinentali, e i responsabili delle aree nord e sud dello stesso settore.

In un comunicato, Telecom si definisce “parte lesa” e annuncia che “si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati”. La società precisa che “nell’ambito di questo procedimento, aveva presentato già nel 2008, in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini aveva provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all’epoca coinvolti e che risultano oggetto dell’attuale procedimento giudiziario”.

In merito allle sim irregolarmente intestate, la Società “ha, sin dal 2008, posto in essere una incisiva serie di azioni per porre rimedio a tale situazione”, fino a “eliminare il fenomeno e giungere alla bonifica delle sim-card intestate irregolarmente”.