È ora di dire basta. È ora di liberare la Rai dalle infiltrazioni politiche che hanno portato solo incapacità gestionale, indebitamento e perdita di qualità. Il bene comune deve tornare a essere di tutti, indistintamente. Per fare questo è necessario che la Rai sia affidata a professionisti che sappiano di televisione, di comunicazione, di nuovi media, di strategie editoriali, che sappiano di conti e di investimenti in nuove tecnologie, che non abbiano in tasca solo forbici per tagliare una volta il budget, l’altra un ufficio di corrispondenza. Basta con la Rai collocamento di politici più o meno trombati e degli amici degli amici.

È sufficiente dire che nel cda non ci devono essere consiglieri che provengono dalla politica, ma uomini di cultura ed esperti del settore. Non se ne può più di sentire ex fascisti, piduisti, inventori di televendite o di trasmissioni porno, pontificare sul servizio pubblico. È insopportabile Gasparri che si permette di insultare Pippo Baudo per aver espresso un’opinione: “La legge Gasparri fa schifo”. In sintesi è poi il pensiero dell’Unione europea la cui Commissione adottò, nei confronti della legge, procedimenti d’infrazione dopo averla ritenuta incompatibile con il diritto comunitario.
Gasparri – ovvero il lupo perde il pelo ma non il vizio – il 26 marzo 2001, durante la trasmissione Iceberg su Telelombardia, quando il conduttore chiese ai suoi ospiti quali erano le trasmissioni Rai che B. riteneva condotte da attivisti politici, fu il più solerte nello stilare quello che i media chiamarono la lista di proscrizione: Biagi, Santoro, Luttazzi, Mar-razzo e tutto il Tg 3. Lista da cui B. prese spunto, un anno dopo, per emettere l’editto bulgaro: via Biagi, Santoro e Luttazzi con l’accusa di uso criminoso della tv.

Alla Rai serve tornare alla concorrenza, avere una vera linea editoriale per i nuovi canali digitali, consentire a Corradino Mineo di poter fare finalmente una tv all news, investire su Internet con l’obiettivo di diventare leader, progettare trasmissioni interattive, entrare nella pay tv digitale togliendo così il monopolio a Mediaset, costruire finalmente una vera tv regionale, come ci chiede il contratto di servizio, recuperare quei professionisti regalati alla concorrenza, prima fra tutti Santoro, riportandolo a Rai 2 che ne ha bisogno come del pane, il 2 % di share di Minoli in prima serata è un allarme che deve essere ascoltato. Alla Rai non serve un commissario al suo interno, vi sono professionisti in grado di rilanciarla. Monti e Passera informatevi, leggete i curricula.

Il Fatto Quotidiano, 21 Marzo 2012