Ne hanno parlato per mesi e ne parlano tuttora tutti, criticando il suo operato e la sua pesante “eredità”. Ed è proprio per questo che Pietro Vignali, ex sindaco di Parma costretto a dimettersi a settembre a causa dell’inchiesta su tangenti e corruzione che vedeva coinvolti anche un suo assessore e alcuni dirigenti del Comune, è tornato per dire la sua.

Con una mail inviata alle 00.28 di martedì, Vignali si difende dagli attacchi mossi dai candidati nella campagna elettorale in corso. In particolare il dito è puntato contro il suo predecessore, Elvio Ubaldi (Civiltà parmigiana e Udc), e Maria Teresa Guarnieri, che nella giunta Ubaldi era assessore insieme a Vignali e che recentemente ha dato il suo appoggio al candidato della coalizione di centrosinistra Vincenzo Bernazzoli.

“In queste prime settimane di campagna elettorale stiamo assistendo al tiro al piccione nei confronti del sottoscritto – scrive l’ex primo cittadino – additato da taluni come unico responsabile dei debiti del Comune di Parma e delle sue società partecipate, come colui che deve essere messo all’indice perché altri riacquistino la loro verginità per tornare sulla poltrona di sindaco (Ubaldi) o per cambiare casacca rappresentando “il civismo non compromesso” (Guarnieri).”

Sul bilancio in rosso del Comune di Parma, Vignali si difende con i numeri, che attesterebbero una responsabilità di Ubaldi: “Il bilancio lasciato nel 1999 dal sindaco Lavagetto presentava un utile di 13 milioni di euro. Il bilancio lasciato da Ubaldi nel 2006 si è chiuso con uno squilibrio negativo di 8 milioni che erano coperti da plusvalore e oneri di urbanizzazione, ovvero da entrate straordinarie consentite sì dalla legge, ma come “stampelle”, non come prassi contabile”.

Secondo Vignali, durante il suo mandato da sindaco questo squilibrio in parte corrente si sarebbe ridotto “a 4 milioni nel 2010 e a 2 nel 2011. Sono stato pertanto io a procurare lo scompenso dei conti? – chiede l’ex primo cittadino – Direi che ho fatto l’esatto opposto, cioè ho messo a posto i danni generati dalle amministrazioni Ubaldi”.

Sempre al suo predecessore Vignali imputa l’indebitamento delle società partecipate. “Più del 90 per cento dell’indebitamento delle partecipate – spiega nella lettera – deriva da investimenti decisi dalla precedente amministrazione Ubaldi, in particolare su Spip, Stu Stazione e Stu Pasubio. Ascrivermi, pertanto, come responsabile di questi debiti mi pare un’operazione meschina”.

Sempre a Ubaldi, che alla presentazione della propria candidatura a sindaco aveva preso le distanze dal suo “delfino”, definendo come un “grave errore di valutazione” l’averlo scelto come successore ai suoi due mandati nelle elezioni del 2007, Vignali replica affermando che “Il mio errore, semmai, è aver dato continuità a progetti decisi da Ubaldi”. Con l’unica eccezione della metropolitana, progetto lanciato dalla precedente amministrazione, ma mai realizzato da Vignali: “avrebbe comportato ulteriori 130 milioni (come minimo) di esposizione bancaria – spiega l’ex primo cittadino – che invece insieme al Governo abbiamo riconvertito in 71 milioni in favore della nostra città. La mia scelta di cui in questi giorni tanto si parla, ma allora tanto contestata da Ubaldi, ha quindi prodotto un differenziale positivo per le casse comunali di 200 milioni di euro. Avessimo dato retta a lui, ma saremmo stati dei folli a farlo, avremmo portato il Comune al default finanziario”.

Parole dure sono anche per l’ex collega di giunta Maria Teresa Guarnieri, che nel 2007 si era giocata con Vignali il ruolo di “delfino” di Ubaldi, per poi finire candidata sindaco con una lista indipendente e quindi nei banchi dell’opposizione in consiglio comunale. “La Guarnieri, che oggi si erge a paladina dei conti e a mia grande accusatrice – continua Vignali – nei due mandati amministrativi in cui era in giunta con Ubaldi ha votato a favore di tutti gli investimenti che hanno prodotto il debito del Comune, oltre che a tutti i progetti avversati dal centrosinistra quali la metropolitana, il Ponte a Nord, la riqualificazione della Ghiaia, l’Ospedale vecchio, il Teatro dei Dialetti… Che oggi lei si chiami fuori perché ha fiutato l’aria e voltato gabbana non è nulla di straordinario perché fa parte di un purtroppo noto trasformismo politico, ma almeno abbia la decenza di non prendere in giro i cittadini”.

Vignali, che prima delle sue dimissioni, in pieno terremoto giudiziario per le inchieste sul Comune, aveva assicurato ai cittadini che nel 2012 non si sarebbe ricandidato, conclude lanciando un appello ai candidati: “Io mi assumo le mie responsabilità, gli altri facciano altrettanto – conclude – Un po’ più di verità e di serietà, un po’ meno cinismo e falsità forse non guasterebbero in questa campagna elettorale”.

di Silvia Bia

Mille Comuni al voto, vai allo Speciale amministrative di ilfattoquotidiano.it