Il sindaco di Bari Michele Emiliano

“Non credo che parlerò mai più della Lista civica nazionale. Temo che non sia aria”. Queste poche battute su Twitter dimostrano che Michele Emiliano, dopo lo scandalo giudiziario, sta rimodulando la sua strategia. La linea ufficiale è chiara: basso profilo nella politica nazionale. Ma è proprio la Lista civica nazionale il suo vero obiettivo. Per ora c’è da recuperare la credibilità tra i cittadini baresi. Soltanto dopo si potrà recuperare tutto il resto.

Dietro la linea ufficiale, però, c’è la sottile linea rossa della guerra con il Pd e la Sel di Nichi Vendola: soltanto 20 giorni fa, Emiliano, s’era candidato a governare la Puglia dopo Vendola. L’inchiesta della Procura di Bari l’ha sbalzato dal cavallo. E al centrosinistra non è parso vero di poter scegliere un nuovo fantino: in queste ore sta valutando l’opportunità di lasciare l’eredità di Vendola a un assessore della giunta regionale (circola il nome di Fabiano Amati). E con un sospiro di sollievo: Emiliano non è mai stato gradito agli apparati. Tanto meno dopo aver aderito all’idea di lanciare una lista civica nazionale con Luigi De Magistris.

Ed è proprio il profilo nazionale di Emiliano che, all’interno del Pd, si tenta d’indebolire. Il segnale è chiaro. Dice a La Stampa, parlando di Emiliano, il senatore Nicola Latorre: “Chi si ritrova immerso nel ciclone giudiziario, arrestato o indagato, deve fare un passo indietro”. Per un senatore che non ha chiesto le dimissioni di Alberto Tedesco – ex assessore alla Sanità regionale, poi parlamentare del Pd, per il quale la Procura di Bari ha chiesto due volte l’arresto per corruzione negato però da Palazzo Madama – si tratta di una novità assoluta. Considerato che il sindaco barese non è neanche indagato, però, più che una conversione, sembra un messaggio (poco) cifrato.

E infatti: nello stesso giorno, il segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, ha dichiarato al Corriere della Sera: “Emiliano è la maschera delle lobby”. Dopo aver mollato il ceffone, sempre Blasi, ieri s’esibito in una sapiente e velenosa carezza: “A Emiliano ho manifestato il mio apprezzamento per le scuse fatte alla città. E per aver riconosciuto che, sul piano politico, alcuni ‘rapporti stretti’, come lui stesso li ha definiti, hanno prodotto errori e sottovalutazioni. Mi sento di riconfermare la fiducia sull’onestà personale di Emiliano”. Fiducia confermata, quindi, purché Emiliano ridimensioni le sue velleità politiche. I suoi errori sono strettamente politici: aver imbarcato in Municipio gli imprenditori Degennaro che con la Dec, secondo l’accusa, truffavano il Comune.

Ed è politico il saldo che Emiliano deve prepararsi a pagare. Non risulta indagato e, per il momento, non si contano indagati tra i suoi assessori e soprattutto: secondo il gip, Michele Parisi, nessun appalto affidato alla Dec, durante la giunta Emiliano, è viziato da irregolarità. Nessuna responsabilità penale, quindi, ma il peso politico d’una pessima figura: non solo il pesce fresco ricevuto in regalo per Natale ma, soprattutto, le commesse che la Dec ha affidato a un fratello e a un cugino del sindaco. E ancora: l’incapacità di scoprire che un ingegnere del Comune, secondo l’accusa, favoriva gli imprenditori che, durante le elezioni, l’avevano appoggiato. E poi la nomina – corretta con le successive dimissioni – di Annabella Degennaro (nipote del patron del gruppo) come assessore. Sono questi gli errori che Emiliano ora deve scontare.

E che i suoi avversari politici, quelli interni al centrosinistra, intendono sfruttare a pieno: non vedono l’ascesa di Emiliano come un fatto positivo. Ma credere alla resa del sindaco sarebbe sbagliato. Il suo messaggio su Twitter va letto in un altro modo: si sfila dalla Lista civica nazionale per non indebolirla con i propri guai. Aspettando che l’indagine si chiuda. Vuol dimostrare che, dopo 7 anni di governo, persino la radiografia della giustizia “riduce” i suoi errori al regalo di Natale e alla nomina dell’assessore Degennaro. E se non risulterà indagato, Emiliano è pronto a rivendicare il suo ruolo, se non in Regione, a livello nazionale. E proprio con la Lista civica nazionale. Indigesta per molti. Soprattutto per il Pd e Sel: è questa la guerriglia che, partendo dalla Puglia dopo l’inchiesta giudiziaria, s’è aperta in tutt’Italia.

da Il Fatto Quotidiano del 20 marzo 2012