Nei primi mesi del nuovo anno il Pil italiano ha subito una contrazione a causa della caduta dei consumi. E così finisce sotto zero.

Secondo gli ultimi dati dell’Istat, la crescita acquisita per il 2012, ossia la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno, è pari a -0,5%. Per il 2011 la crescita è stata rivista recentemente al rialzo, e cioè al +0,5%, mentre solo nel quarto trimestre il Pil è sceso dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. Rispetto al quarto trimestre 2010 il calo è stato dello 0,4%. Tecnicamente, quindi, il paese è in recessione: per due trimestri consecutivi, infatti, il Pil ha registrato un calo congiunturale e questo, secondo la statistica, determina quindi una recessione.

”Sono indicazioni indirette, ha precisato il direttore dell’Istat Enrico Giovannini spiegando che “a gennaio la produzione industriale indica dei problemi, come emerge anche dalle stime anticipate da Confindustria. A febbraio, poi, sappiamo che c’è stato un momento climatico che non ha favorito la produzione e ha creato tutta una serie di problemi”. Giovannini ha poi spiegato che “la recessione si caratterizza per un calo dei consumi ma non degli investimenti con la domanda estera che fa da calmiere”.

Presentando uno studio dell’Istituto sullo scenario italiano, Giovannini ha sottolineato che “il reddito procapite delle famiglie italiane si è ridotto in media di 300 euro nel 2009 rispetto al 2000”. In particolare, “il reddito delle famiglie in Italia e in Spagna tra il 2008 e il 2011 ha avuto un colpo più duro rispetto alla Francia e alla Germania”. “Se guardiamo a questi anni siamo passati da una crisi di produzione a una ambientale fino ad una crisi finanziaria e ora siamo in mezzo a quella sociale”, ha concluso Giovannini augurandosi un “cambiamento di mentalità e di regime”, senza il quale “non credo che andremo molto lontano”.

Secondo Ferconsumatori e Adusbef le prime stime relative al Pil nel 2012 “non promettono nulla di buono. I consumi – ricordano in una nota le due associazioni dei consumatori – sono in forte calo, persino nel settore alimentare, cioè il comparto che per ultimo viene intaccato dalla crisi: nel 2011 hanno registrato una diminuzione del -4,8%. Tale contrazione, complessivamente, ammonta a 6,3 miliardi, pari ad una minor spesa di 264 euro annui a famiglia”. Anche sul versante dell’indebitamento le cose non vanno meglio: “Dal 2009 – si legge ancora – l’indebitamento delle famiglie nel settore del credito al consumo è in diminuzione, a causa delle insicurezze che queste ultime intravedono nell’ambito della politica economica italiana. Tutti questi dati dimostrano chiaramente come le famiglie, che subiscono a causa della crisi una forte riduzione del proprio potere di acquisto, dovuta anche all’aumento di cassa integrazione e licenziamenti, non comprano più, nemmeno a rate”. “Di questo passo – concludono – le prospettive per la produzione industriale e per l’intera economia non possono che essere pessime: il rischio per il Pil è di attestarsi al di sotto delle previsioni già estremamente negative che lo vedrebbero al -2%. Per evitare questa drammatica prospettiva è “urgente metter in campo strumenti per il rilancio dell’economia” ed è “indispensabile mettere fine ad ogni ipotesi di aumento della tassazione, annullando prima di tutto l’ulteriore incremento dell’Iva a partire da settembre”.

Intanto torna ad allargarsi lo spread fra Bund tedeschi e Btp che si attesta a 284,25 punti. Il differenziale ha aperto a 281,77 punti e toccato un minimo a 278,08 punti.