Addio articolo 18. Non ti ho conosciuto di persona, ma ho sentito parlare molto di te e da ciò che ho sentito dire dovevi essere un gran figo da giovane.

Ora dicono che sei diventato vecchio e stanco, e che devi andare in pensione. Almeno tu ci riuscirai.

Quelli esperti dicono che tutto dipende da te, che senza di te l’Italia andrà meglio, che i giovani troveranno lavoro, che dall’estero spenderanno soldi nel nostro Paese. Io, anche se non ti conosco, non penso che tu sia così malvagio. Penso che ci siano cattivi più cattivi: la criminalità organizzata, la corruzione, l’evasione fiscale, l’assenza di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, le difficoltà burocratiche.

Sono preoccupato del fatto che chi parla di te non ti conosca profondamente, che abbia pregiudizi. Sia chi ne parla bene, sia chi ne parla male. Forse avevi ancora qualcosa da dire e da dare al nostro Paese, forse avevi solo bisogno di studiare un po’, di aggiornarti, di metterti al passo coi tempi. Ma purtroppo in Italia non siamo mai stati troppo lungimiranti né troppo rispettosi della nostra storia.

Da domani non si parlerà più di te, improvvisamente, dopo anni in cui sei stato tuo malgrado sulle prime pagine dei giornali, anche se gli italiani non perdevano tutto il loro tempo a discutere di come fossi fatto. Dubito che ti richiameranno in scena, anche se poi si dovesse dimostrare che eri inoffensivo, se non addirittura utile.

Per tutte queste ragioni mi sei simpatico. E so già che mi mancherai.