Il 19 marzo del 1994 veniva ammazzato Don Peppe Diana, il prete di frontiera che, attraverso il suo documento-appello “Per amore del mio popolo” diffuso a Natale del 1991 in tutte le parrocchie di Casal di Principe e  dell’ aversano,  esortò la Chiesa affinché non rinunciasse al suo ruolo profetico:

“Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio” (Ezechiele 3,16-18), che nella terra di Don Peppino rappresentava e rappresenta la denuncia del potere criminale. Don Peppino Diana era convinto che fosse necessario programmare un piano di lotta,  un nuovo impegno delle chiese del territorio per uscire da una neutralità ormai colpevole. Fu  ammazzato dalla camorra di Casal di Principe il giorno del suo onomastico, nel 1994, mentre si accingeva a celebrare messa,  solo perché aveva osato parlare ed opporsi a quel “sistema”, proprio come don Puglisi, ammazzato dalla Mafia il 15 settembre 1993 e come il vescovo di El Salvador, Oscar Romero, ammazzato il 24 marzo 1980 dalla dittatura che governava il suo paese, non a caso i primi nomi ai quali fu accostato don Peppino.

Con Bonhoeffer cambiano i tempi ma non l’impegno, visse negli anni bui della dittatura nazionalsocialista, e all’interno di essa  non si limitò ad accusare la Chiesa Evangelica ufficiale di  aver riconosciuto l’autorità del regime anche quando furono emanate le prime leggi hitleriane del Marzo 1933, ma, addirittura,  prese parte alla congiura che intendeva bloccare Hitler. Il teologo  si allontanò dalla chiesa ufficiale affermando che  questa avrebbe dovuto avere  un obbligo incondizionato nei confronti delle vittime dell’ordine sociale, anche  quelle che non appartengono alla comunità cristiana. Dopo un anno e mezzo passato in carcere, Bonhoeffer fu impiccato nel campo di concentramento di Flossenburg il 9 aprile 1945.

La stessa coscienza, la stessa presa di posizione e lo stesso impegno hanno portato alla medesima tragedia con l’unica differenza che Bonhoeffer e Oscar Romero sono vissuti  all’interno di  due spietate e sanguinarie dittature, mentre Don Peppino e Don Puglisi, vivevano in un governo che si definisce democratico, ma che lascia sedere comodamente in parlamento dei condannati in via definitiva. Un governo che non solo non fa luce sulle innumerevoli stragi e omicidi di mafia, ma, addirittura, ne infanga la memoria. “Smettiamo di essere una Gomorra”.

‘A67: TammorrAntiCamorra feat. Marcello Colasurdo & Roberto Saviano: