“Siamo di fronte ad azioni di squadrismo vero e proprio, un balzo indietro agli anni di piombo. Anzi, roba da far rivoltare Matteotti nella tomba”. Sono durissime le parole del procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, dopo l’arresto, all’alba di oggi, di quattro giovani, tutti appartenenti a Casapound. A finire in manette Osvaldo Senatore, 21 anni; Davide Renna, 20enne; Riccardo Pino, 19enne; Giorgio Povia, 22 anni, quest’ultimo arrestato a Pescara. Rispondono dell’accusa di concorso in lesioni gravi e violenza privata, per aver aggredito, la sera del 2 gennaio scorso, Matteo Pascariello, ventenne, studente universitario a Bologna ma esponente del locale “Collettivo Autonomo Organizzato Studentesco” di sinistra. Stava aspettando degli amici di fronte alla sede della Prefettura, quando ha subito il pestaggio. Una testata al naso e un pugno al volto, tanto violenti da procurargli la frattura delle ossa nasali e della mandibola e costringerlo ad un intervento chirurgico e ad una prognosi di quaranta giorni. Poi, il gruppo è fuggito via, lasciando Pascariello a terra tramortito. Lui in ospedale, però, ha riferito di aver ricevuto una gomitata durante una partita a calcio.

Le minacce e le percosse, invece, avevano l’obiettivo di costringerlo “a non disturbare con la presenza sua e del suo gruppo politico denominato Caos le manifestazioni organizzate dal gruppo politicamente antagonista, Casapound Italia, cui i quattro appartenevano”. Questo scrive il gip del Tribunale di Lecce Ines Casciaro nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, da cui emerge uno scenario che va ben oltre il singolo episodio e in cui la contrapposizione politica viene sistematicamente esasperata. Le parole messe nero su bianco parlano di un “grave clima di violenza instauratosi da qualche tempo nella città di Lecce per la conflittualità tra gli esponenti dei suddetti gruppi politici Caos e Casapound e caratterizzato da comportamenti aggressivi, violenti e intimidatori, nonché da gravi forme di omertà e di rifiuto dell’intervento repressivo degli organi dello Stato a ciò istituzionalmente preposti”.

Le indagini condotte dalla Digos, infatti, non hanno trovato origine in una denuncia. Nell’ordinanza viene sottolineato che “La prima informativa di reato inviata alla Questura di Lecce era fondata su una notizia appresa dai locali quotidiani e da un comunicato stampa di Caos. Nonostante le gravi lesioni subite, la giovane vittima non aveva ritenuto di sporgere querela”. Ed è questo, secondo Motta, l’aspetto più grave della questione: “Non si tratta più – ha detto in conferenza stampa – di un problema di sigle, di destra e di sinistra, quando ragazzi appena maggiorenni si scagliano con tanta veemenza. Di fronte alla violenza privata, per cui non c’è obbligo di denuncia, si dimentica che si sfiorano reati che arrivano per attentare alla sicurezza dello Stato. Questa è, infatti, una gestione individuale di aggressività che esclude lo Stato e le forze dell’ordine e in cui è la polizia a diventare l’antagonista”.

Che si tratti di un vero e proprio “sistema di rappresaglia privata”, come lo definisce la procura, lo dimostra anche l’ultima aggressione, stavolta a parti inverse. A subirla, solo qualche giorno fa, proprio Davide Renna, uno degli arrestati, in un altro pestaggio di fronte la sede della facoltà di Scienze Politiche dell’Università del Salento. E scontri verbali decisamente accesi si sono registrati anche durante i cortei di solidarietà organizzati in città nel corso dell’inverno.

Troppo alto, quindi, il rischio di innescare una spirale di violenza a catena, troppo concreto il pericolo di reiterazione del reato per farsi giustizia da sé. Sono questi i motivi alla base dell’esecuzione della custodia cautelare direttamente in carcere, a causa della “spregiudicata determinazione e della particolare inclinazione a delinquere degli indagati”.