Si chiamano Paolo Bosusco e Claudio Colangelo i due italiani rapiti ieri dai maoisti nello Stato indiano di Orissa. Un canale tv in lingua inglese ha ricevuto un audio messaggio firmato da Sabyasachi Panda, segretario del Partito comunista indiano (maoista), che fissa un ultimatum ad oggi per l’adempimento di 13 richieste da parte del governo di New Delhi. Il personaggio chiave della vicenda sarebbe Bosusco, piemontese di Condove (in provincia di Torino), che da novembre a giugno gestisce nella città di Puri un’agenzia di viaggi, l’Orissa Adventurous Trekking, specializzata nella visita anche di tribù primitive della regione. Colangelo è un turista romano di 61 anni, che si era rivolto prorpio a Bosusco proprio per l’escursione tra le tribù indigene. I due erano partiti il 12 marzo da Puri per un trekking di cinque giorni tra le foreste della regione. Gli italiani sarebbero stati rapiti insieme ad altre due persone, indiane, poi rilasciate. Il capo del governo della regione, tuttavia, ha detto di essere disposto a trattare, dopo il rilascio degli ostaggi, lanciando anche un appello in tv affinché vengano rilasciati immediatamente gli italiani per ragioni umanitarie. Solo dopo, ha aggiunto, “saremo disponibili a discutere” sulle richieste dei ribelli.

Si tratta di un’altra delicata operazione diplomatica, sia pure di diversa natura, che l’Italia deve affrontare con l’India, dopo l’arresto dei due marò, di cui si sta occupando il ministero degli Esteri.

Le conferme della polizia e della Farnesina. Nelle prime ore la polizia di Kandhamal, il distretto dello Stato indiano di Orissa dove gli sono stati sequestrati, non ha confermato l’accaduto e lo stesso ha fatto anche il governo dello Stato indiano di Orissa. In ogni caso è stata convocata una riunione “di alto livello”. Poi finalmente le conferme. La polizia del distretto di Kandahamal ha confermato il sequestro che sarebbe avvenuto il 14 marzo nell’area di Surada, nel distretto di Ganjam, proprio al confine con quello di Kandhamal. L’ufficiale ha detto che sono state sequestrate quattro persone, due di esse – indiani residenti a Puri – che sono stati rilasciati. Questi ultimi avrebbero rilevato ai giornali indiani che i maoisti hanno detto di non avere intenzione di fare del male agli ostaggi.

Da ultimo anche la Farnesina ha accertato il rapimento dopo che già da ieri sera l’unità di crisi è stata in contatto con il console generale a Calcutta Joel Melchiori che ha operato in collaborazione con la polizia locale per aver conferma del rapimento La Farnesina ha anche confermato l’identità dei due italiani, prendendo contatto con i familiari, con i quali il ministero si mantiene in contatto continuo. Melchiori ha detto di “sperare nella loro liberazione”, mentre l’ambasciatore italiano in India Giacomo Sanfelice, che ha attivato tutti i contatti con le autorità indiane sia a livello centrale, sia a livello locale, ha dichiarato di non avere “nessuna notizia” sulle condizioni o la salute dei due rapiti.

I carabinieri nella notte hanno informato Azelio Bosusco, il padre 89enne di Paolo: ”Sono disperato – ha detto – Mi chiedo ancora se quello che è successo a mio figlio è vero o no. Ho appreso del rapimento dal telegiornale e ho capito che poteva trattarsi di mio figlio”. I carabinieri hanno anche informato la sorella e uno zio di Bosusco. Si tratta dei soli parenti di Paolo Bosusco, che non è sposato e vive per la maggior parte dell’anno in India. ”Aspettavo che mio figlio tornasse la prossima estate – ha aggiunto Azelio Bosusco – per poter andare con lui nella casa in montagna, come facciamo ogni anno”. La casa è quella di borgata Pralesio, sulle alture di Condove, dove Bosusco ha la residenza e dove vive quando non è in India o all’estero. “Mi racconta spesso – dice ancora il padre – delle sue avventure in India, della giungla e della natura di quel posto. Adesso spero soltanto che torni sano e salvo”.

Trattative in corso. Le trattative delle autorità indiane con i maoisti per il rilascio dei due italiani sono in corso e non si esclude un rinvio della scadenza dell’ultimatum, ha spiegato l’ambasciatore Sanfelice che ha ribadito di non aver “ancora notizie dirette dei due connazionali”. “Le autorità hanno lanciato un pubblico appello per far rilasciare i nostri cittadini – ha detto – ma allo stesso tempo hanno offerto anche di aprire su tutti i punti che loro hanno chiesto”. Sanfelice ha detto anche di aver chiesto assicurazioni al chief minister dell’Orissa Naveen Patnaik che ritiene che “l’offerta pubblica di trattativa risponda all’ultimatum proposto” e che quindi “la scadenza potrebbe essere rinviata”. Nel messaggio audio del leader dei maoisti, Panda, si fissa un ultimatum a questa sera e si chiede un riscatto oltre allo stop di tutte le operazione di sicurezza contro i maoisti e l’avvio di un dialogo in 13 punti. Il chief minister (cioè il capo del governo) dell’Orissa Patnaik ha lanciato un appello ai rapitori in cui si dice aperto a negoziati e colloqui a condizione che i due italiani rapiti siano rilasciati immediatamente incolumi.

“E’ probabile che la scadenza dell’ultimatum lanciato dai maoisti venga rinviato – ha aggiunto Sanfelice – Ho chiesto rassicurazioni al chief minister. Mi ha detto che ritengono, come avvenuto in passato, che l’invito al negoziato, di fatto risponde all’ultimatum che è stato proposto dai maoisti e quindi si attendono che la scadenza venga rinviata”.

Il console di Kolkata (cioè Calcutta) Melchiori è fiducioso: “Le cose sembrano bene avviate ed abbiamo apprezzato il gesto di disponibilità del ‘chief minister’ Patnaik nei confronti delle richieste dei maoisti. ‘Abbiamo costituito nella sede del consolato a Kolkata una mini-unità di crisi per seguire passo passo l’evolvere della vicenda” e poter fornire informazioni articolate all’ambasciata di New Delhi e alla Farnesina. Nella prima giornata di attività, Melchiori ha incontrato il sottosegretario agli Interni dell’Orissa Behera che, ha sottolineato il console, “sovraintende alla sicurezza ed è responsabile delle attività anti guerriglia”.

“Sospese le operazioni contro i maoisti”. Secondo il sito Odishtoday.com, che cita fonti del ministero dell’interno, le operazioni contro i maoisti inOrissa sarebbero state bloccate in seguito alle richieste avanzate dai sequestratori. Gli stessi funzionari precisano tuttavia che “non c’è stato un ordine formale alle forze paramilitari impegnate in tali operazioni”.

La zona del rapimento. Il rapimento è avvenuto, da quanto si è capito finora,  nella zona di Surada, al confine fra i distretti di Kandhamal e Ganjam, nello Stato nord-orientale indiano di Orissa. Secondo Jajati Karan, corrispondente della tv all news Ibn-Cnn, la polizia ha spiegato che nell’ultima settimana “nessun turista straniero” ha chiesto la necessaria autorizzazione per penetrare nelle zone abitate dalle tribù primitive dello Stato. Mesi fa nel distretto di Malkangiri erano scoppiate polemiche per i “safari umani” di un’agenzia turistica fra i membri della tribù Bonda, che ha portato ad un indurimento del governo dell’Orissa sulle autorizzazioni per le visite e alla proibizione di riprese foto e video. Un ingresso nelle zone tribali senza il permesso scritto della polizia, spiegano fonti a Bubaneshwar, capitale dell’Orissa, può rappresentare un reato penale passabile dell’arresto.

Le condizioni dei rapitori. Le condizioni dei rapitori, dunque. I maoisti hanno chiesto ai governi dello Stato e dell’Unione di sospendere entro stasera tutte le operazioni di sicurezza e di avviare una trattativa. In un audio-messaggio in cui precisa che il rapimento sarebbe avvenuto due giorni fa, quando i due realizzavano “riprovevoli fotografie” a donne che facevano il bagno in un fiume, il leader dei maoisti in Orissa, Sabyasachi Panda, ha sostenuto che si deve aprire subito una trattativa sul documento con 13 rivendicazioni diffuso dal movimento nel febbraio 2011. La piattaforma fu pubblicata dopo il rilascio del rappresentante del governo nel distretto di Malkangiri, R. Vineel Krishna, tenuto in ostaggio per otto giorni. In essa trovano posto richieste storiche come il rilascio dei prigionieri politici e la sospensione dell’Operazione Greenhunt contro la guerriglia maoista. La registrazione è stata inviata a molte televisioni, ma non è ancora confermata la sua autenticità. In un estratto andato in onda, una voce maschile in lingua locale pone le condizioni per il rilascio degli italiani e poi avverte: “Se il governo non farà quello che chiediamo, sarà l’unico responsabile per quello che può succedere ai turisti”. “Abbiamo arrestato due turisti italiani che, come centinaia di turisti stranieri, trattano le popolazioni locali come scimmie” hanno detto i guerriglieri. I turisti stranieri, proseguomo i rapitori dei tuoi italiani, considerano le popolazioni locali come “fenomeni da baraccone. Questo è contro l’umanità e vogliamo che la gente in massa si ribelli contro ciò”.

Il capo dei ribelli Panda, che aveva lasciato la lotta armata per la carriera politica, è ai primi posti nella lista dei super ricercati in Orissa per diversi attacchi contro le forze di sicurezza indiane. Tuttavia, secondo la Ndtv, la tv indiana che per prima ha dato la notizia del rapimento dei due italiani, potrebbe anche esserci uno scontro in seno ai maoisti del partito comunista indiano dietro al rapimento dei due italiani. Il sequestro è stato rivendicato come detto da Panda, leader dei maoisti in Orissa, che sarebbe su posizioni relativamente più moderate e che si è schierato in passato contro gli omicidi indiscriminati commessi dai maoisti. Ultimamente avrebbe perso influenza all’interno della leadership del movimento dominata dai gruppi che agiscono nell’Andhra Pradesh e che sostengono una linea più dura. In ogni caso, ricorda la Ndtv, è la prima volta che i maoisti rapiscono due stranieri.

La polemica sulle popolazioni incontattate. Di recente in India è scoppiata un’accesa polemica sui cosiddetti “safari umani”, dopo un video in cui si vedevano turisti indiani chiedere a una tribù delle isole Andamane di ballare davanti alle telecamere. A questo proposito a febbraio il governo dell’Orissa ha introdotto regole più severe per i turisti stranieri e ricercatori che vogliono recarsi nei territori di alcune comunità tribali “protette”, tra cui i Dongria Kondh, famosi per la loro resistenza al colosso minerario Vedanta. Una circostanza che viene ridimensionata dall’ambasciatore Sanfelice: “In India vengono ogni anno tanti turisti italiani ed europei”, i casi di mancanza di rispetto nei confronti delle popolazioni locali “sono casi isolati. Ci sono comunque delle “aree remote” nelle quali “noi sconsigliamo di andare”.

Chi è Bosusco. Paolo Bosusco ha 54 anni e, quando è in Italia, vive a Condove (Torino) in una casetta della borgata montana di Pralesio. Da novembre a giugno, invece, lavora, a Puri (città famosa per i templi induisti), in un’agenzia di viaggi online, l’Orissa Adventurous Trekking della quale è titolare dal 2001 insieme a un collega indiano, Bijay Kumar Dash. Si tratta di un’agenzia che si occupa prevalentemente di organizzare trekking e spedizioni nelle zone più intatte, dal punto di vista ambientale ed etnografico, dell’Orissa. Contrariamente ad altre agenzie attive nel luogo, quella di Bosusco non organizza tour con vetture o pulmini, che vengono utilizzati solo per il trasferimento da Puri fino alla zona di partenza del trekking. Tutto il resto dell’itinerario viene percorso a piedi, il più delle volte sotto la guida di Bosusco, anche per raggiungere mercati tribali ai quali la guida piemontese conduce i turisti, zaini in spalla, seguendo i sentieri usati dai residenti.

L’ orientamento di Bosusco e della sua agenzia è quello di interferire il meno possibile con la vita quotidiana delle tribù locali e, soprattutto, di non organizzare esibizioni a pagamento. “Gli incontri con le popolazioni tribali – spiega il sito dell’agenzia – sono una vera esperienza di vita; muovendoci nelle loro giungle, con gli stessi sentieri usati da loro, dormendo a volte nelle loro capanne, condivideremo per un attimo la loro vita, le loro gioie e dolori”. Lo stesso sito avvisa anche che “data la natura del terreno, il clima e gli aspetti inconsueti di una realtà che per molti è del tutto sconosciuta, in questi trekking occorre una certa disponibilità ad affrontare imprevisti e difficoltà inaspettate”. Oltre ai trekking si organizzano anche discese in canoa e osservazione degli animali. Per quanto riguarda il programma è “su misura” a secondo delle esigenze dei clienti. Sul sito sono pubblicate decine di foto in cui si vede Bosusco con le comunità tribali. La passione di Bosusco per il trekking e per le comunità tribali dell’Orissa risale a circa 15 anni fa. Con una guida indiana ha esplorato molte delle impenetrabili foreste dove ci sono anche le basi della guerriglia maoista.

Chi è Colangelo. Claudio Colangelo è di Rocca di Papa, un paese della zona dei Castelli Romani, a poche decine di chilometri dalla Capitale. Lo ha reso noto il sindaco Gianni Alemanno, dopo aver sentito telefonicamente l’unità di crisi della Farnesina. “Le autorità indiane confermano tutto. Sul posto è stato mandato il nostro console. Per ora non ci sono altre notizie, quando le avremo saranno comunicate” ha aggiunto il sindaco. E’ stato un volontario impegnato in progetti internazionali, per affrontare e sensibilizzare i problemi legati a situazioni di povertà, raccontano i colleghi: una persona amata da tutti, sia professionalmente “per il suo impegno sociale”, sia umanamente. Colangelo, 61 anni, sposato con una figlia di 32 anni e un figlio di 35 anni, è un medico che lavora in un istituto di ricerca di Roma. Tra le sue missioni, un progetto di spedizione medica nell’Amazzonia peruviana per l’“Istituto internazionale di scienze mediche antropologiche e sociali”. Non è iscritto all’ordine dei medici ed è laureato in un’altra disciplina. E’ in pensione da qualche tempo con l’obiettivo di dedicarsi a progetti di cooperazione internazionale e ha lavorato come impiegato, a quanto si apprende in ambito tecnico – in un istituto di ricerca a Roma. Era in viaggio in India con sua moglie, la quale – a quanto si è appreso – sarebbe già tornata in Italia. In un resoconto sulla sua esperienza durante il progetto Amazon Promise in Perù si descrive come un ‘pioniere mancato’ mentre è anche ritratto in una foto dove spiega l’Hiv ai bambini.

“E’ un viaggiatore instancabile che lavora per dare speranza, salute e dignità alle persone che vivono nei principali Paesi in via di sviluppo, soprattutto India e America Latina – ha raccontato il direttore generale dell’ospedale San Camillo di Roma Aldo Morrone – Lui viaggia soprattutto per cercare di dare il proprio contributo in progetti volti al recupero della salute, lavorando al fianco di gruppi locali. Il suo desiderio è quello di cercare di scoprire alcune realtà per poter dare un contributo alla salute, alla dignità e all’istruzione all’interno di questi villaggi posti in questi Paesi. Credo che anche in India sia andato con questo scopo”.

La Procura di Roma apre un fascicolo. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul rapimento. Sequestro di persona con finalità di terrorismo il reato configurato dal sostituto procuratore Erminio Amelio. Gli inquirenti sono in attesa di comunicazioni sulle modalità del rapimento e per questo motivo riceveranno a breve un’informativa dall’unità di crisi della Farnesina. Gli accertamenti saranno delegati ai carabinieri del Ros guidati da Massimiliano Macilenti.