C’erano i coniugi Moratti –e chi altrimenti?- all’inaugurazione del rinnovato ristorante “Vite” di San Patrignano. Un ritocco a ribasso dei prezzi e una vernice da agriturismo.

Letizia e Giammarco hanno accolto gli ospiti un po’ come se fosse il salotto di casa loro, giacché SanPa, al di là della gestione da kolchoz sovietico più di facciata che altro, è ormai sempre più in mano loro. In comunità passano tutti i week-end, sedendosi al refettorio ogni volta al tavolo di un settore di lavoro diverso, per seguirne l’andamento ed essere informati di eventuali problemi.

Ai tavoli del locale Vite, per la nuova apertura, c’erano Romeo Morri, segretario di Stato alla cultura di San Marino, Andrea Riffeser Monti, vicepresidente e amministratore delegato della Poligrafici editoriale, società editrice de Il Resto del Carlino, Adriano Aureli, titolare dell’azienda Scm, Richard Di Angelo, presidente della Confcommercio, Andrea Babbi, amministratore delegato dell’Apt e l’ex campione di basket Carlton Myers.

Dalla rottura con Andrea Muccioli consumatasi alla fine di agosto 2011, la missione dei Moratti è stata quella di rimettere in piedi una comunità gravata da dissidi interni e soprattutto da un debito di 22 milioni di euro verso i fornitori. Dieci milioni erano da addebitarsi ai costi sostenuti per erigere la villa faraonica, da 2 mila metri quadrati, sorta sulle fondamenta della vecchia casa di Vincenzo Muccioli.

Il buco è stato appianato dai Moratti, ma questa operazione ha avuto ripercussioni: l’allontanamento di Andrea, il figlio maggiore di Vincenzo e una sorta di commissariamento della struttura, affidata agli occhi vigili di diversi luogotenenti della coppia di magnati.

Già dalla primavera 2011 i Moratti hanno mandato a SanPa persone di loro fiducia a seguire l’ufficio amministrativo. Prima che cadesse la testa di Andrea Muccioli è caduta quella di Fabrizio Miserocchi, ex figura carismatica della comunità, recentemente eletto coordinatore provinciale del Pdl di Rimini, subentrando a Marco Lombardi con una preferenza bulgara pari al 75%. Miserocchi, molto vicino a Comunione e Liberazione ha fatto parte dello staff elettorale della Moratti a Milano.

Dopo la débâcle contro Giuliano Pisapia i rapporti tra lui e Letizia Moratti si sono deteriorati anche a SanPa, dove Miserocchi è stato responsabile del fundraising e ha assunto il ruolo che fu di Giacomo Muccioli, il fratello minore di Andrea, quando se ne andò.

Oggi gli occhi dei Moratti sulla comunità sono quelli di Luigi Serafini e di due suoi colleghi dello studio associato Caramanti Ticozzi & Partners di Milano, esperti di consulenza societaria fiscale. Per riequilibrare i conti della comunità Serafini passa, da luglio, ben 3 giorni alla settimana sulle colline di Coriano. Il compito del trio di consulenti milanesi è quello di coadiuvare il comitato di coordinamento gestionale (Francesco Vismara, Piero Prenna, Marcello Chianese, Osvaldo Petris) nell’approvare o meno i progetti del comitato sociale esecutivo, composto da 9 membri storici della comunità: ex-tossicodipendenti che sin dalla prima ora hanno fatto parte di San Patrignano.

A fianco agli esperti dello studio Caramanti lavora anche Franz Vismara, 55 anni, a SanPa dal 1981, non per problemi legati alla droga, ma perché attratto da una vita fatta di condivisione. Furono proprio i Moratti a presentare Vismara a Vincenzo Muccioli e da quel momento la storia del ventiquattrenne Vismara e della comunità corianese iniziarono a procedere di pari passo.

Nel 1994, al tempo dell’omicidio Maranzano, una settimana di carcere per favoreggiamento se la fece anche lui, poi piano piano la scalata ai vertici amministrativi di SanPa, fino a essere considerato uno la cui opinione ha peso. Oggi insieme a Federico Samaden, responsabile della comunità di San Vito Pergine in Trentino, Vismara è uno che conta e che ha credito presso i Moratti, senz’altro i più importanti benefattori della fondazione San Patrignano.

La ricetta dei risanatori di SanPa è incentrata sui tagli alle spese superflue. Basta con gli sprechi e con gli eventi eccessivamente grandi e caotici.

Hanno fatto le spese di questa rinnovata politica gestionale la villa dello scandalo, che è stata parcellizzata in 20 appartamenti e la rassegna enogastronomia “Squisito”. L’ufficio stampa della comunità però non addebita la sospensione della manifestazione a una ragione economica: “Squisito si paga con le sponsorizzazioni di grosse aziende. Il problema è che l’impatto dell’evento sui ragazzi era troppo forte: si parla di 4 giorni di manifestazione, nella quale sono occupate circa 800 persone che per 2 mesi devono occuparsi degli allestimenti. Questo stravolge troppo l’andamento terapeutico della struttura”.

A San Patrignano non manca, tra gli operatori, chi è in cerca di una leadership chiara. Per ora si parla di “gestione collettiva delle decisioni”, di “coinvolgimento diretto dei responsabili dei diversi settori e aree della comunità”, trasparenza e condivisione sono le parole d’ordine, ma questa sorta di comunismo delle origini può ingenerare anche un discreto caos a livello gestionale, quando si ha a che fare con 313 dipendenti, 109 volontari da coordinare e 55 settori formativi e produttivi. Il tutto poi deve risultare gradito ai patron Moratti.