Vengo da Larderello, museo dell’energia geotermica: i tubi argentei dei soffioni che solcano i fianchi del monte mi sembrano arterie venute in superficie, come nelle mummie del principe di San Severo, il misterioso alchimista napoletano. Mi fermo in un paese per un caffè sulla strada del ritorno. In piazza , un uomo mi scruta, come per essere sicuro che sono proprio io. Forse mi ha scambiato per un altro.

– Chi sei? Di dove sei?

– Andrea, di Lucca. E tu chi sei?

– Un bischero come te!

E’ piccolo, anziano, un pizzo grigio e occhi chiari sotto il baschetto all’inglese, ha un bel giubbotto di camoscio.

– Magari se torni ci rivediamo,

– Se torno, Inshallà, dico io e non so perché. Questo lo tocca.

– Salam Aleikum, fa lui, toccandosi il cuore

– Aleikum salam

– Sei marocchino?

– No, sono di Lucca

– Se hai tempo ti faccio vedere una tomba etrusca. Ce li hai 50 centesimi ? Per la luce dentro.

Per la strada lo saluta un giovane con le stampelle

– trapianto di fegato, mi spiega dopo che è passato, andrei via subito al posto suo, se si potesse. Anche io ho avuto le mie: il manicomio, il sanatorio. Ma sono ancora qua.

Si ferma sulla soglia della tomba etrusca, mi indica dove mettere la moneta: fai con comodo, ti aspetto fuori.

Poi camminiamo per il paese, una volta si ferma e mi presenta: un mio amico

– Se hai tempo ti faccio vedere il mio palazzo, è il più antico della città.

Ho tempo, perché no.

– Come hai detto che ti chiami. E che fai ?

– Scarto la professione di psicologo: – scrivo. E te?

– Io leggo, e ride.

Il palazzo c’è davvero, antico, ma modesto. Sulla porta il suo nome, con un titolo nobiliare. Scale anguste, e poi un piccolo appartamento pieno all’inverosimile, quadri, madonne, una testa di cinghiale, vecchie foto di personaggi impomatati, qualche cimelio fascista, ma del Mussolini socialista! In cucina un tavolino con una sola sedia, apparecchiato per uno.

– Vivi solo ?

– Di più.

Quando usciamo dice che in casa ha provato freddo all’improvviso, cosa è successo ?

– Niente , io sono sereno.

E allora è roba mia. Però mi sbaglio di rado. Camminando si tranquillizza.

– Te sei finocchio ? Io non sono finocchio, ma mi piaci. In paese mi chiamano G. tonto, o anche il professore.

– Ti scoccia?

– Te lo dico alla napoletana: me ne fotto.

Pausa.

– Conosci il principe di San Severo?

Mi stupisco appena, gli inconsci si parlano, e ormai mi sono lasciato andare al flusso dell’incontro. Gli racconto dei miei pensieri sulle arterie della terra.

– Ci credi alla telepatia? A queste cose?

– Sì.

– E’ passata un’ora, devo andare. Posso scrivere di te, di questo incontro ?

E’ contento. Mi accompagna alla macchina.

– Se torni niente albergo, puoi dormire a casa mia. E mandami quello che scrivi. Io leggo.

Dolce persona, G. il professore.