Nel suo libro “Rock in Progress – Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica” (effequ edizioni) Daniele Coluzzi, dopo essersi addentrato nei meandri della musica indipendente per capirne il funzionamento e aver raccolto pareri e consigli dagli addetti ai lavori, descrive fedelmente la vita dei musicisti emergenti, mettendo in risalto di quanto sia faticosa. Perché la vita del musicista emergente è davvero molto faticosa: caricare e scaricare le strumentazioni e gli amplificatori dalla macchina, percorrere migliaia di chilometri per arrivare in locali sperduti, fare mille telefonate per ottenere una data per esibirsi… Perché fare un concerto è l’occasione per promuovere, farsi conoscere, vedere le reazioni del pubblico, testare il repertorio e l’affiatamento tra i musicisti. Ho chiesto ad alcuni artisti emergenti che ho intervistato in questi anni di tenere un diario di bordo delle loro tournée per testimoniare la faticosità, ma, magari, anche la bellezza della vita on the road di un artista. Iniziamo con Nicola Barghi che con  il suo “Italian Britpop Tour” è partito dal Borderline Club di Pisa per spingersi in seguito fino al profondo Nord, in Svezia terminandolo 18 mesi dopo, proprio laddove era iniziato. Questo è il suo racconto.

Back in Swe-Cily. Diario di viaggio dell’Italian BritPop Tour
Italian Britpop
è il nome che ho dato al mio tour partito dalla Toscana e terminato dopo quasi 100 concerti tra Italia ed estero, in particolare per ben due volte a Londra e in Svezia. La capitale britannica è stata raggiunta in aereo, ma le altre tappe abbiamo viaggiato on the road sul furgone “griffato”. Ad accompagnarmi una band di tre elementi che, in diverse formazioni, si è alternata nelle numerose date italiane e nei viaggi oltreconfine. Questo è il diario che ho tenuto durante tutto il percorso degli oltre 11.000 chilometri attraversando tutta l’Europa, dal Circolo Polare Artico alla punta della Sicilia. Formata la band al volo (più o meno come si fa con i Lego) facciamo le prove il 4 luglio e il 5 pomeriggio partiamo con destinazione Stockholm, aeroporto Skavsta. La band di questo tour è formata da me, Nicola Barghi voce e chitarra, Cristiano Sacchi al basso e cori, Michele Amato alla batteria e l’immancabile Barbara Rossi De Rigo, tuttofare, road manager, segretaria, badante e tocco femminile necessario a contenere le manifestazioni da testosterone. Cristiano mi accompagnerà quasi fino alla fine dei due tour mancando solo l’ultima data dove sarà sostituito da Alessio Vitali e alla batteria dopo Michele avremo, per le tappe in Sud Italia, il riccioluto Fausto Fabio McFly.

Finalmente on the road col nostro van
Caricato nel capiente bagagliaio il nostro backline divoriamo la strada e l’interminabile Germania (la parte più monotona) arrivando a Stockholm con quattro ore di anticipo sull’atterraggio del volo che porterà Michele Amato, insofferente alle troppo lunghe trasferte on the road, a raggiungerci a metà percorso… eh eh ma lui non sa che ci sono altri 1.500 km da fare! Con Cri’ decidiamo d’impiegare il tempo dell’attesa per ripassare le canzoni scomodamente seduti su delle rocce situate in un boschetto adiacente al parcheggio.

Il nostro primo concerto svedese
Arriviamo a Kallbacka la mattina del 7 luglio. La sera stessa abbiamo il primo concerto nella piazza principale del paese di Jokkmokk. Emozionante e inusuale suonare canzoni in lingua italiana in un paese straniero e poco affine al nostro mondo latino. Le risposte infatti sono delle più disparate, anziani che si proteggono l’udito coprendosi le orecchie, bambini che saltellano giocosi al ritmo della musica e giovani che si avvicinano incuriositi. Va sottolineato che l’evento prende il via alle 20 e noi siamo l’attrazione principale della serata. Increduli, alle 23 siamo già alla base, in genere in Italia questa è l’ora in cui iniziamo a suonare!  Il giorno seguente suoniamo al Musikomat di Lulea, dove arriviamo intorno alle 19 per scoprire che si tratta di un bar/ristorante ricavato in una parte della stazione ferroviaria nella quale l’attività dei treni prosegue indisturbata alle nostre spalle. Nonostante l’inizio un po’ imbarazzante per l’inusuale location riusciamo via via a riscaldare il pubblico, tanto da sentirli cantare “Senza di Lei” in un italiano approssimativo e sgolarsi sull’universale “na na na naaa na na naaaa” del finale di Hey Jude dei Beatles. Alla fine il pubblico reclama dei bis e ci trattiene ulteriormente per conoscerci e parlare con noi. Il dopo concerto è allietato da giovani e allegre ragazze svedesi che reclamano i nostri autografi direttamente sulla loro pelle, sfoderando una notevole fantasia sulle diverse collocazioni.

Sbalzi di temperatura: dalla Svezia alla Sicilia
Ci aspettano oltre due giorni di viaggio prima di raggiungere Elfland, poi due giorni fermi per un rapido cambio di abiti nelle valigie e pronti a ripartire alla volta della calda Sicilia dove ci attendono altre avventure, storie, incontri… questo è il senso del viaggio, questo è il bello della musica! La nostra prima data in Sicilia è al BarLume di Milazzo (ME). Partiamo da Roma alle otto, facciamo tappa per la pausa pranzo in riva al mare a Scalea e alle 17 siamo fermi all’ingresso dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria “inspiegabilmente” chiusa fino alle 18.30! Non esistendo strade alternative percorribili col furgone ci rassegniamo all’attesa, come cani davanti a una ciotola vuota. Dopo una traghettata che avrebbe spazientito anche un santo per la sua lentezza usciamo a tutto gas dalla pancia della nave riuscendo ad arrivare al locale di Milazzo dopo circa un’ora. Siamo in tempo, ora ci possiamo rilassare e respirare a pieni polmoni la bella atmosfera siciliana, accogliente e calorosa. Il primo concerto scivola via in un bell’ambiente, dove tutti si conoscono creando un clima davvero ospitale.

Sicilia mon amour
Abbiamo suonato in quasi tutte le città della bellissima isola: Trapani, Agrigento, Siracusa e Palermo, postazione fissa nella quale troviamo sempre ristoro e affetto inimmaginabili, ma per quanti dettagli io possa scrivere non saranno mai sufficienti a rendere il giusto valore delle sensazioni provate. Un’atmosfera goliardica, ma al tempo stesso spontanea e vera. Abbiamo conosciuto tante persone speciali, ma non è mancato anche qualche incontro meno felice come quello con il gestore di un nuovo locale vicino al porto di Palermo il quale non ha esitato a fermare il concerto in seguito alla protesta di un residente (comprensibile dato l’errore fondamentale di collocare un locale di musica live all’aperto in un quartiere di condomini super affollati) rifiutandosi poi di pagarci ugualmente la presenza accampando scuse insostenibili come quella che la nostra musica Heavy Metal (?) e non Italian BritPop. Andandocene abbiamo comunque avuto la nostra gratificazione lasciando il locale vuoto dato che le persone presenti erano tutte al nostro seguito.

Fine del tour. Tempo di bilanci
Il tour termina laddove avevamo iniziato, a Pisa, nel cuore e nella mente con un’esperienza gratificante che mi ha reso ricco di nuovi amici, di ricordi felici, di affetto ricevuto, d’immagini indimenticabili donandomi una gran voglia di ripartire al più presto e continuare a portare in giro la mia musica. Divertimento a parte il vero e profondo significato di esperienze come questa è la prova tangibile che non esistono confini tra gli esseri umani, che la passione può far smuovere le montagne, che suonare dal vivo è la prova del nove per capire se la tua musica arriva al cuore delle persone. Se la musica trasmette e arriva significa che abbiamo raggiunto il nostro scopo, tutto il resto conta meno. L’unico problema è che con la passione e il cuore non si pagano i conti, non si riempie lo stomaco. Penso a quanti altri artisti validi rimangono sconosciuti e tirano a campare, proprio come me!