Avanti con un accordo per il lavoro, definito “imprescindibile” e “importante”, da fare “per il Paese e per il suo futuro. Non è contro qualcuno, ma per la nazione, il suo futuro e le giovani generazioni che sono il futuro, come sapeva bene Marco Biagi”. Da Bologna, dove si trova per ricordare il giuslavorista Marco Biagi nel giorno in cui viene assegnato il premio a lui intitolato, Elsa Fornero risponde a tutte le polemiche e i malumori delle ultime ore sulla riforma del lavoro.

Dopo il vertice serale di ieri con Pier Luigi Bersani, Angelino Alfano e Pierferdinando Casini e il premier Mario Monti, la questione sembra essere arrivata a uno snodo cruciale. Il ministro del Lavoro ci va cauto, non nomina mai l’articolo 18 e fa la colomba. Per Fornero la durezza della riforma della previdenza è ancora troppo recente. Stavolta si tratta. “Ho fatto una riforma delle pensioni senza l’accordo delle parti sociali e quasi senza confronto”, ha ammesso la titolare del welfare. “Questa volta cerco la concordia”.

Il ministro, presente a Bologna con la collega agli Interni, Anna Maria Cancellieri,, fa il punto sulla situazione e ammette: “Non ho l’accordo in tasca, ma ci lavoreremo per almeno una settimana”. Fornero – che ha continuamente ricordato la figura di Biagi, ucciso dalle Nuove brigate rosse nel capoluogo emiliano il 19 marzo 2002 – ha messo al centro del suo discorso sulle trattative il superamento delle divisioni, “sia quelle tra le diverse categorie sia quelle interne alle categorie”.

Il suo riferimento esplicito è alle frattura all’interno dei sindacati, ma soprattutto all’interno del mondo delle aziende. Rete Imprese Italia, l’associazione più importante delle piccole e medie realtà produttive, ha fatto sapere di non apprezzare l’aumento del costo del lavoro che potrebbe arrivare dalla riforma e dall’aumento del costo per gli ammortizzatori sociali.

Elsa Fornero ha parlato anche di questo durante la sua piccola “lezione sulla riforma” a Bologna. “Non dobbiamo lasciare da solo chi perde il lavoro”, ha detto. L’Aspi, l’assicurazione per l’impiego che ha in mente il governo, è un ammortizzatore diverso da quegli attuali, come ad esempio la mobilità “che tiene il lavoratore legato all’azienda anche se quel posto di lavoro non c’è più”. L’Aspi prevederà comunque che chi perde il lavoro sia incoraggiato – ha spiegato il ministro – a trovarne un altro il prima possibile”.