Brutta storia ragazzi, brutta storia.
Ho appreso della scomparsa di Lucio Dalla da quel dispensatore di necrologi in tempo reale che è Twitter e mi è dispiaciuto tantissimo. Non ho mai ascoltato la sua musica, lo ammetto, ma nonostante questo conosco quasi a memoria tutte le sue strepitose hit, roba vecchia di trentanni fa, ma anche qualcosa di più recente, tipo dieci anni fa, dei veri colpi di genio che meritano la paccata di miliardi (cit) di diritti d’autore che il cantautore si è intascato.
Lucio Dalla è morto anzianotto mentre era in tour, ha vissuto una vita ai massimi e se l’è goduta alla grande, averne di vite alla Lucio Dalla e questo la città lo ha capito benissimo partecipando in massa al funerale o solo semplicemente portando un fiore davanti alla casa di Domenico Sputo.
In Piazza Maggiore (per chi non è di Bologna, Piazza Grande) domenica 4 marzo 2012 c’era un casino di gente, la basilica di San Petronio pullulava di vip amici dell’irsuto cantautore e la Bologna presenzialista è tornata a gremire la piazza come ai vecchi tempi omaggiando nel migliore dei modi un grande piccolo uomo  della Bologna che fu e che mai più ci sarà. Facciamocene una ragione.
Poi la sepoltura, le inutili polemiche di veri o presunti busonismi che non interessano a nessuno e infine la penosa conta delle proprietà, una paccata di milioni (cit) che Lucio ha pensato bene di non scrivere nessun testamento alla faccia di chi rimane.
Un grande anche solo per questo.
Bologna amava Lucio Dalla e lui amava Bologna, qualche anno fa scrisse una delle più brutte canzoni della sua lunga carriera dal titolo Dark Bologna (sottotitolo Umarell 50 special), un testo criptico che se uno vive a Sasso Marconi non ci capisce nulla, figuriamoci in altre parti della nazione.
Ecco il testo:

Lungo l’autostrada da lontano ti vedrò
Ecco là le luci di San Luca
entrando dentro al centro, l’auto si rovina un pò
Bologna, ogni strada c’è una buca

per prima cosa mangio una pizza da Altero
c’è un barista buffo, un tipo nero
Bologna, sai mi sei mancata un casino
aspetto mezzanotte che il giornale comprerò

lo Stadio, il Trotto, il Resto del Carlino
Piove molto forte ma tanto non mi bagnerò
c’è un bar col portico, mi faccio un cappuccino
Ma che casino, quanta gente, cos’è sta confusione?

C’è una puttana, anzi no: è un busone
Bologna, sai mi sei mancata un casino
chissà se in questa strada si può entrare oppure no?
Ah no, c’è Sirio, ma che due maroni

Così cammino per la piazza
con una merda sul paletot
ma perchè anche col buio volano i piccioni?
Voglio andarmene sui colli

Voglio andarmene a vedere il temporale
tra i fulmini coi tuoni mi sembra di volare
nel tempo dei ricordi perdermi e affogare
figurine, piedi sporchi e ancora i compiti da fare

le pugnette sui tetti, che belli quei cieli
seduti li insieme con le nuvole che cambiano colore
Bocche rosse d’estate, cocomeri in fiore
come è buono nei viali il profumo dei tigli

con della benzina l’odore
certe notti stellate nei cine all’aperto
le lucciole che si corrono dietro,
si corrono dietro per fare l’amore

come è bello andare a fare l’amore
C’è un tuono più forte che la notte svanisce
mi sveglio di colpo più stanco più solo
mentre il cielo schiarisce
accendo il motore, guardo nello specchietto

e vedo riflessa con un pò di dolore
Bologna col rosso dei muri alle spalle
che poco a poco sparisce

Metto la freccia e vado sulla luna
Vado sulla luna.

San Luca, Sirio, Cacche di Cane, Busoni, Edicola di Carella, Piccioni, Portici… stereotipi della città o le macro tematiche che la Bologna contemporanea è in grado di offrirci?  Su questo anche il grande Lucio si interrogava, o almeno così mi piace crederlo.
Poi ha messo la freccia ed è andato sulla luna. Sul serio.