Mentre Panariello va saggiamente alla ricerca di conferme circa la sua esistenza, di una cosa io sono, ormai, certo: che Giuliano Ferrara non esiste, non esiste più, almeno televisivamente. Benché da quasi un anno compaia sui teleschermi in ora di punta, facendo calare bruscamente l’audience di Rai 1 e costringendo i vari Frizzi e Giusti a fare salti mortali per recuperarla, di quello che racconta dal monumentale studio di Radio Londra non frega più niente a nessuno. E non è solo un problema di numeri. Quando era a La 7, da solo o con Ritanna, allo stesso orario raccoglieva meno di un milione di ascoltatori.

Ma l’eco di quello che accadeva in quello studiolo era grandissima. Ogni suo sospiro, ogni sbruffonata finiva, il giorno dopo, sui giornali, ritornava nel discorso pubblico. Tanto che, una volta, in un talk, lanciai una proposta: stimare non solo l’audience numerica, ma anche quella “percepita”, come si fa per le temperature. Ferarra faceva meno di un milione, ma la percezione era tre, quattro volte superiore. Bei tempi!

Adesso ne spara di grossissime, attacca questo e quello, si corruccia, insinua e nessuno fa più una piega, neanche un plissé direbbe Janancci. All’inizio c’era un po’ di preoccupazione tanto che Marco Travaglio aveva addirittura inventato una rubrichina in cui il giorno successivo smontava le bufale rifilateci la sera prima da Radio Londra. Poi, quasi subito, ha lasciato perdere: tempo buttato via. Televisivamente Ferarra non esiste. C’è solo una cosa che mi disturba: che per ottenere questa certificazione della sua non esistenza abbiamo dovuto sborsare tutti un sacco di soldi.