Con questo bel campione di Davide Boni, ex missino, leghista, presidente della Regione Lombardia, inquisito per corruzione, siamo finalmente arrivati al più radicale tra i processi brevi: l’autocertificazione di innocenza. D’ora in avanti, se tormentati da “magistrati giustizialisti, manettari e mozzorecchi”, basterà una pubblica lettera per confutare le accuse, proclamarsi vittime di uso mediatico di mala giustizia, e infine dichiararsi assolti.

Scrive il bravo Boni, spalleggiato da quell’altro esperto in ordine pubblico, l’ex ministro Maroni: “Nessuna delle accuse che mi vengono rivolte può avere la minima influenza sul ruolo di rappresentanza che attualmente esercito”. E quindi? Resta, non si muove dal Pirellone, declinando in lombardo l’antico menefrego. Con cadenze assai più dialettali anche Nick o’ mericano, in arte Nicola Cosentino, deputato pdl di Casal di Principe, sospettato di un reato inesistente come il “concorso esterno in associazione camorristica”, aveva più o meno proclamato: fottetevi voi e le accuse, resto alla Camera perché sono innocente. E sono innocente perché lo dico io. Ecco fatta la riforma della Giustizia. Stando all’agenda, ora tocca alla Rai.

Il Fatto Quotidiano, 14 Marzo 2012