A quanto pare nessuno riesce a schiodare dalla poltrona Manlio Maggioli, il presidente della Camera di Commercio di Rimini, deciso a restare al comando fino alla scadenza dell’attuale mandato (primavera 2014, è stato eletto per la prima volta nel 1994) nonostante le bufere giudiziarie sul suo conto.

Ieri, il Consiglio camerale riminese gli ha confermato la fiducia analogamente a quanto aveva fatto la Giunta dello stesso ente lo scorso 28 febbraio. Se solo un terzo dei consiglieri si fosse dimesso, Consiglio e Giunta sarebbero andati a casa, aprendo le porte ai commissari. Macché. Il messaggio che passa in queste ore  è che bisognava salvare l’immagine della Camera di commercio in una Rimini già colpita, in questi ultimi anni, da clamorosi commissariamenti bancari. Più realisticamente, hanno prevalso logiche consociative tese a mantenere lo status quo. Tra i 26 consiglieri presenti su 27, solo il rappresentante dei sindacati (Giuseppina Morolli della Uil) e quello delle associazioni dei consumatori (Salvatore Epiceno) hanno chiesto al numero uno di dimettersi, con tutte le altre categorie a fargli da scudo.

Ecco, lo scudo. Il cavaliere del lavoro Maggioli da due settimane è rientrato nella bufera per aver scudato due milioni di euro a San Marino, come emerso da un filone dell’inchiesta della Procura di Forlì sul Credito di Romagna (la banca commissariata nel 2009 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti per violazione sulle norme contro il riciclaggio). Editore e proprietario di un’importante concessionaria per la riscossione tributi, in odore di candidatura Pdl anche all’ultima tornata amministrativa, a fine febbraio l’imprenditore di Santarcangelo di Romagna (classe 1931) si è visto recapitare dai magistrati romagnoli, insieme con altre 17 persone già nei vari Cda di Credito di Romagna e Istituto Bancario Sammarinese, un avviso di fine indagine.

Secondo l’accusa, i due milioni di euro sono stati “legalizzati” grazie allo scudo fiscale, ricorrendo alla fiduciaria bolognese Sofir, e subito rigirati sul Titano. Non solo. A conferma di come la vicenda sia abbondantemente approdata sulla stampa nazionale, in un articolo su Plus24 uscito sabato insieme con Il Sole 24 Ore il nome di Maggioli è comparso al terzo posto di una lista dei componenti del Cda del Credito di Romagna (definito il “bancomat dei consiglieri”) cui sarebbero giunti prestiti ottenuti nell’ambito di uno “sbilanciamento del tutto anomalo nell’erogazione di affidamenti verso parti correlate”: tra il 2005 e il 2010 Maggioli avrebbe ricevuto prestiti per oltre 45 milioni di euro, nell’elenco compaiono anche il sammarinese Ambrogio Rossini, con 57 milioni, e Roberto Valducci (Valpharma) con 14,4 milioni.

Di fronte a un Maggioli che a caldo ha continuato a difendersi a spada tratta, il 24 febbraio il sindaco e il presidente della Provincia di Rimini, i Pd Andrea Gnassi e Stefano Vitali, gli hanno ‘consigliato’ un passo indietro, in coro con la sinistra tutta e i sindacati. E nei giorni scorsi anche le associazioni economiche avevano lavorato per spingere il presidente a consegnare spontaneamente le dimissioni: inizialmente ci avevano provato cinque categorie (Confesercenti, Confartigianato, Cna, Cia, Legacoop) sulle nove rappresentate complessivamente in Giunta. Alla fine, un bel nulla di fatto.

Ieri Maggioli ha vinto e rilanciato. “I consiglieri tutti, con l’unica eccezione della rappresentante dei sindacati, hanno rinnovato la fiducia al Presidente, apprezzandone le riflessioni e ritenendo come da questo approccio emerga come non vi possa essere alcun condizionamento sull’attività della Camera di Commercio e che il Presidente, con la chiarezza che ha contraddistinto la sua posizione, possa interpretare a pieno titolo questo lavoro”, recita una nota della Camera di Commercio. E ancora: “il Presidente si è detto preoccupato dall’eccesso, per alcuni aspetti anche strumentale, con il quale si è voluta commentare una vicenda sicuramente importante, ma di cui non si devono perdere di vista le giuste proporzioni”, prosegue lo staff camerale.

E guai a chi intravede complotti interni, con il vice presidente della camerale Salvatore Bugli (Cna) pronto a subentrare al numero uno: “La strumentalità – insiste il comunicato della Camera – si è spinta fino ad adombrare incrinature e conflitto fra il Presidente ed il Vicepresidente, che invece hanno collaborato, sin dall’inizio, perché la discussione attraverso la Giunta approdasse al Consiglio Camerale, per valutare la vicenda e superare qualsiasi eventuale imbarazzo”. Dunque, nessun dramma se sono stati scudati due milioni di euro: “E sul merito, il Presidente ha ribadito la propria convinzione che l’aver fatto un atto legittimo in sé e l’aver così chiuso una fase, non può essere una colpa, e pertanto non può compromettere o condizionare lo svolgimento di una funzione pubblica”, puntualizza la nota ufficiale.

Ora c’è chi dice che Maggioli potrebbe lasciare un anno o sei mesi prima della scadenza del 2014, e chi giura che la partita non è finita.