“Ce ne faremo una ragione”. Ancora ci sperano, in casa Pdl, che ci sia un margine per presentarsi con la Lega alle amministrative. Il rischio è il suicidio. Nonostante il tentativo, quasi disperato, di camuffarsi in improponibili liste civiche o lanciare iniziative politiche che sanno di vecchio, come Forza Lecco di Michela Vittoria Brambilla. “Noi saremo pronti fino alla fine a trovare alleanze con la Lega, il danno non è a noi, è alle città del nord”, tenta Ignazio La Russa. “Siamo convinti che i cittadini ci ripagheranno e puniranno la Lega”, stuzzica Maurizio Lupi. I vertici del Pdl, quasi in coro, continuano ad allungare la mano, lanciare segnali di fumo in direzione via Bellerio. Ma dal fortino Padano ogni proposta ritorna al destinatario.

“Berlusconi mi fa pena” è l’affettuosità più recente di Umberto Bossi nei confronti dell’ex alleato. Che gentilmente ricambia a mezzo stampa, dedicando la prima pagina de Il Giornale di famiglia con un cordiale “Bossi suicida la Lega” vergato da Vittorio Feltri. Al quale Roberto Maroni ribatte: “Sognare la morte di qualcuno porta lunga vita e così sarà anche questa volta. Viva la Lega e abbasso i gufacci”, scrive l’ex titolare del Viminale. Il dialogo tra Arcore e via Bellerio è a questi livelli. Il Carroccio ha ben altri problemi da affrontare e l’unica cosa certa sembra essere proprio la volontà di correre da soli. La guerra interna tra i Barbari Sognanti di Maroni e i cerchisti integralisti bossiani è ormai deflagrata a ogni latitudine della Padania e la resa dei conti si avrà ai congressi nazionali, che in gergo leghista sono regionali. Si salva solo il Piemonte, dove ieri è stato riconfermato segretario Roberto Cota, per il resto, dalla Lombardia all’Emilia, giorno dopo giorno si contano le “truppe” elette ai congressi e l’esercito più consistente è quello dei maroniani.

A Bergamo il rapporto dei delegati è 65 a 5 per i seguaci di Bobo, in Valtellina addirittura 26 a zero. Anche a Como, città dove si rinnoverà Provincia e Comune (entrambi oggi a guida leghista) il risultato è impietoso per i bossiani: 27 a 1. Infine Milano, dove ieri è stato nominato segretario Igor Iezzi, la partita è finita 16 a 5. Un rapporto di forza impietoso a favore dei Barbari Sognanti. Ma i congressi si terranno solo a giugno, prima ci sono le amministrative. Per tentare di riequilibrare i rapporti di forza il Cerchio Magico ha in mente di far candidare sindaco tutti i parlamentari maroniani espressione del territorio in cui si vota, così da lasciarli fuori dalle politiche del 2013. A partire da Nicola Molteni, a Cantù. Ma la sorta dovrebbe toccare anche ad alcuni uomini forti del cerchio, come Marco Desiderati, infaticabile braccio operativo di Marco Reguzzoni (nemico di Maroni che educatamente ricambia) e sindaco di Lesmo. C’è poi un problema di precedenti: come introdurre l’incompatibilità tra l’incarico di sindaco e quello di parlamentare finora non prevista? Certo, il segretario federale è Bossi e quello che decide lui è (ancora) per tutti legge. Ma la mossa sarebbe una palese ritorsione contro i “dissidenti” e inasprirebbe ulteriormente gli animi scatenando nuove contestazioni al Capo.

La figura del Senatùr è già stagliata sul tramonto. Il problema per Bossi non è dunque il Pdl, ma la sua stessa sopravvivenza politica. O almeno questo è il quadro che gli prospettano i soliti cerchisti, a partire da Rosi Mauro che, per quanto le sia stato revocato il ruolo di legato (così i leghisti chiamano il commissario politico), rimane la fidata ombra del Capo su ordine della moglie, Manuela Marrone. Il braccio di ferro con Flavio Tosi a Verona sulla lista civica del sindaco uscente, finora miseramente fallito, è stato suggerito come prova di forza indispensabile per fermare l’avanzata dei maroniani. Che in realtà tutto vogliono tranne che “eliminare” Bossi. Tutt’altro. E il divieto del Senatùr, ormai ripetuto tre volte, è caduto inascoltato semplicemente perché incomprensibile. Il primo cittadino ha ribadito anche oggi che una lista per le amministrative è “assolutamente indispensabile” ma, garantisce, ci sarà “un confronto su come chiamare la lista”, perché “di possibilità ce ne sono tante”. Al fianco di Tosi si sono schierati prima Luca Zaia, che oggi è tornato ad auspicare una soluzione perché “l’obiettivo è quello di portare a casa il comune”, sia Matteo Salvini che in un’intervista a La Stampa ha definito il sindaco di Verona “è il più amato d’Italia e di conseguenza anche della Padania”. Se dentro la Lega “c’è qualcuno, e questo qualcuno non è certo Umberto Bossi, che perde e fa perdere tempo a tutti prendendosela con Tosi e con chi amministra bene mi spiace, però sappia che è un problema suo”, ha aggiunto Salvini. Certo però “è strano che nella Lega ci si metta a dibattere di nomi, cognomi, aggettivi e avverbi”.

A Verona la partita è cruciale. Tosi rischia di vincere a mani basse al primo turno, la sua lista civica è data al 30%. E qui si assiste in anteprima a quello che saranno le prossime amministrative in buona parte del Nord: per tentare di limitare i danni il Pdl ha sperimentato una alleanza con Futuro e Libertà e Udc proprio per sbarrare il passo alla Lega. Testa d’ariete in riva all’Adige è Luigi Castelletti, 57 anni, avvocato, ex presidente di Veronafiere e vicepresidente vicario di Unicredit. Sulla sua lista civica hanno deciso di convergere Fli, che proprio sabato scorso ha eletto in città il coordinatore veneto, alla presenza del presidente Gianfranco Fini e del suo vice Italo Bocchino, l’Udc ma soprattutto il Pdl, pronto a dare battaglia all’ex alleato di governo. Castelletti, già in lizza cinque anni fa per le amministrative e bruciato misteriosamente all’ultimo momento, rappresenta per il partito di Berlusconi una sorta di riscatto dopo “anni di bocconi amari ingoiati in ragione del matrimonio con il Senatùr”, dice l’ex ministro azzurro e governatore veneto Giancarlo Galan. “Abbiamo fatto tutto per la Lega. Rinunciato alle nostre battaglie, concesso tutto quello che si doveva concedere in sede governativa, regalato la Regione del Veneto”. Il teatro dello scontro tra ex alleati sarà dunque Verona. E ora che la particolare alleanza ha trovato un candidato, il Carroccio deve risolvere le beghe interne il prima possibile. Maroni spinge per il dialogo. “Bossi ha anche detto che si troverà una soluzione quindi sono certo che così sarà”, ha detto.

La parola chiave è trattativa. “Quel che conta è chiudere in tempi brevi – sottolinea Gianni Fava – perché Verona è tra le città più importanti e non possiamo perdere tempo e dividerci su queste questioni. Tosi vada da Bossi a trattare e faccia in fretta. Del resto se a Verona abbiamo possibilità di vincere è merito della Lega ed è merito di Tosi. Le modalità di soluzione non mi appartengano, ci pensi la segreteria federale ma non si perda tempo”. Ma anche Fava è certo che “il Carroccio non possa privarsi di una risorsa come Tosi e credo che il primo cittadino non abbia interesse e volontà a dividersi dalla Lega”.

Normale dunque che nel fortino di via Bellerio nessuno si accorga dei messaggi di fumo che arrivano dal Pdl. Messaggi che a volte assumono tratti quasi comici. Fabrizio Cicchitto si appella ai sindaci leghisti affinché “facciano riflettere i vertici della Lega”. Massimo Corsaro rispolvera la memoria e ricorda a Bossi che “l’alleanza ha sempre vinto” ed è quindi “una assurdità interromperla”. E poi La Russa, Marco Mantovani, Guido Podestà, Anna Maria Bernini, Maria Stella Gelmini, Roberto Formigoni. Tutti a invitare al dialogo, a difendere Davide Boni (presidente leghista del consiglio regionale indagato per corruzione), a cercare di salvarsi aggrappandosi alla Lega.