Una questione di soldi. Quando i responsabili della Fabbrica del Programma di Romano Prodi Giulio Santagata e Angelo Rovati denunciarono pubblicamente al Corriere della Sera la taccagneria dei tesorieri di Ds e Dl, Ugo Sposetti e Luigi Lusi, era il novembre del 2005. All’epoca i partiti dell’Ulivo avevano ricevuto, solo per i rimborsi elettorali di europee e regionali la cifra record di 132 milioni di euro: di questi soldi, a Prodi e all’Ulivo erano stati versati pochi spiccioli. Vale a dire un paio di milioni (1.450.000 euro a Prodi e 600mila alla fondazione “Governareper”). Servirono per pagare il tir giallo con cui il Professore girava per l’Italia, l’ufficio di Santi Apostoli, i 19 comizi fatti durante le regionali, la gestione della Fabbrica, gli stipendi dello staff. Tra questi investimenti, seguendo il principio della proporzionalità, i soldi versati dalla Margherita, si assottigliano ulteriormente.

Quattro anni dopo, quando i Dl già erano un partito congelato, vale a dire un’organizzazione politica che non si presentava alle elezioni, nel bilancio 2009 denunciò un introito dal finanziamento pubblico dei partiti di poco più di 16 milioni, e un investimento per i candidati Pd impegnati nella campagna elettorale per le europee di 6,9 milioni, vale a dire oltre tre volte quello che l’intero Ulivo versò a Prodi per concorrere alle elezioni politiche. L’anno seguente, il 2010, Arturo Parisi accusò di “opacità” alcune voci del bilancio dei Dl: tra queste quella relativa a 4 milioni di euro che il tesoriere Lusi affermò essere servite come contributo alle primarie di Dario Franceschini (l’ex segretario Pd smentirà questa ricostruzione).

Come che sia è certo singolare che un partito investa più soldi per concorrere in competizioni minori, piuttosto che per provare a puntare al governo del Paese. Dl e Ds, del resto, non furono generosi nemmeno con il Pd, il partito nel quale buona parte del suo personale politico ha continuato a lavorare. Il tesoriere Ds Ugo Sposetti rinfacciò a Veltroni l’investimento di 4 milioni di euro che Ds (per 2,5 milioni) e Dl (per 1,5) fecero per il “cantiere Pd”. Sono cifre ancora basse rispetto a quelle che la Margherita dichiara di aver speso per le proprie campagne elettorali negli anni 2009 e 2010.

I partiti, all’epoca, sembravano assai più attenti a come spendere i propri soldi. Certo, facessero maggiore chiarezza sui propri bilanci, gioverebbe a tutti.