Certo, per molti, anche per me, non è una bella cosa che l’Ottomarzo sia diventato una specie di prolungamento di San Valentino. Ma personalmente, pur ben lontana dagli Ottomarzo della mia adolescenza (bicicletta nella nebbia e timidissime mimose nel giorno in cui il preside ci faceva pure uscire prima), i miei Ottomarzo di solito li passo ad incazzarmi per le cose che non vanno e a redarguire coloro che parlano di festa della donna.

Ieri (otto marzo), invece, in uno studio televisivo della mia provincia ho incontrato Italia D., operaia Fma, una fabbrica power-train della Fiat, sita a pochi kilometri dal Capoluogo irpino. Alla Fma si costruiscono motori. Fino a un paio di anni fa arrivavano anche le commesse GeneralMotors. Oggi, a stento si lavorano sette-otto giorni al mese, il resto è cassa-integrazione. L’altra fabbrica ex Fiat, ex Iveco, l’Irisbus, è stata chiusa e per giunta posta sotto sequestro per le indagini sulla corruzione nell’appalto per il trasporto cittadino bolognese.
Su circa 1700 operai Fma, meno del 10% della forza lavoro è costituita da donne. Italia D. è iscritta alla Fiom. Ovviamente, non può esercitare la sua attività sindacale all’interno della fabbrica perchè la Fiom non è firmataria del contratto.
Italia ha raccontato davanti alle telecamere la sua esperienza di operaia. Con una quarantina di sue colleghe ha firmato un appello (inoltrato anche alla ministro Fornero ed alla rete delle Consigliere di Parità) affinchè la pausa-pranzo di mezz’ora non sia considerata assenza. Che vuol dire? Secondo l’ultimo contratto, l’Azienda riconosce un premio di circa seicento euro a tutti coloro che non superino 72 ore di assenza nel primo semestre dell’anno. La pausa-pranzo appunto, la maternità e l’allattamento (per le mamme lavoratrici), il congedo parentale, ovvero per malattia dei figli (bipartizan), l’assenza per la 104, la malattia personale, l’infortunio, sono considerate assenze e sono scalabili dal monte-ore lavorativo (870, per la precisione) necessario per avere il premio semestrale (cassa integrazione compresa).
Un piccolo inciso: a parità di diritti tutelati dalla Costituzione, solo il permesso per attività sindacale è stato — dal nuovo contratto — riconosciuto come attività lavorativa e non viene, quindi, scalato dal monte-ore. Per una riunione sindacale (non della Fiom, in quanto non firmataria) ci si può assentare senza penalità, mentre per mangiare un panino in pausa, per allattare il figlio o per curarlo gli operai (maschi e femmine) perdono  punteggio. Come per la patente o come il nuovo permesso di soggiorno degli immigrati. Tutte le garanzie sopra elencate (compresa l’attività sindacale) sono tutelate da leggi dello Stato, ben superiori a qualunque contratto di lavoro.
Italia è una ragazza forte e sicura di sé, parla con serenità e competenza. Il suo nome è assieme metafora e ritratto del nostro Paese.
Almeno l’Ottomarzo, alle donne, lasciatele stare”. Diceva il tema di un bambino di “Io speriamo che me la cavo”. Oggi è il 9 marzo, si ritorna alla normalità e scusateci l’interruzione. Faccio i miei auguri ad Italia D. che oggi è sfilata in corteo con il suo sindacato.
Marika Borrelli