Tra i vari aspetti dei processi di apertura dei mercati, il tema delle liberalizzazioni verticali, ovvero della separazione tra controllo delle reti essenziali e offerta dei servizi alla clientela finale, è stato ben compreso dal Governo e dal Parlamento e porterà ad un ridisegno degli attuali assetti nel mercato del gas (tra Eni e Snam) e più in là nel settore ferroviario (tra Trenitalia e Reti ferroviarie italiane).

Purtroppo, alcuni settori altrettanto importanti, in precedenza liberalizzati e privatizzati, come quello della telefonia fissa in Italia, conservano ancora un forte grado di controllo verticale della rete da parte di soggetti dominanti.

In quest’ottica va salutata con favore, a mio avviso, un’iniziativa parlamentare di questi giorni che prova a liberalizzare un pezzetto (quello finale) della rete di Telecom Italia. In un emendamento al decreto legge semplificazioni, viene previsto che l’operatore dominante offra in modo disaggregato i servizi di accesso alla propria rete. In altri termini i concorrenti dell’operatore dominante non sarebbero più costretti a comprare da Telecom in un unico pacchetto sia l’accesso alla rete che i servizi accessori (cioè gli interventi degli operatori sulla rete per attivare la linea di un abbonato o riparare un guasto).

Ad oggi, secondo l’associazione europea dei concorrenti Ecta, per la fornitura di questi servizi aggiuntivi – di attivazione e manutenzione delle linee sulla rete – Telecom impiega non solo propri dipendenti ma in gran parte imprese terze che tuttavia devono contrattare in esclusiva con Telecom. Il risultato è che il costo finale di questo servizio è determinato da condizioni monopolistiche, nonostante di fatto su quel mercato operino già moltissime imprese terze nell’attivazione e nella manutenzione.

Con l’emendamento proposto, invece, i concorrenti potrebbero rivolgersi direttamente alle imprese terze e negoziare con loro le condizioni di offerta del servizio, sia dal punto di vista economico che qualitativo. Dal momento che questa sarebbe una facoltà concessa ai concorrenti, essa non modificherebbe il quadro delle regole esistenti (gli obblighi in capo a Telecom Italia) ma avrebbe invece il vantaggio di creare nuovi spazi concorrenziali sui servizi accessori, a tutto beneficio dei consumatori finali.

Confesso che ho un bias pro-concorrenziale e che mi sono trovato spesso a lavorare dalla loro parte. Ma davvero in questo caso l’emendamento proposto migliora la concorrenza, permettendo di liberalizzare questo pezzetto di rete; consentendo a ciascun concorrente di contrattare termini e condizioni direttamente con le imprese che operano la manutenzione; risparmiando l’inutile costo di intermediazione di Telecom e competendo autonomamente anche sulla qualità (ad esempio sui tempi di risoluzione dei guasti). I minori costi si tradurebbero in immediati benefici in termini di minori prezzi ai consumatori, maggiori possibilità occupazionali per le imprese che fanno manutenzione, migliore qualità dei servizi.

Tra le obiezioni mosse all’emendamento, dall’associazione degli operatori dominanti Etno, vi é da un lato il rischio di licenziamenti dei lavoratori Telecom che eseguono tali prestazioni e dall’altro il rischio per la sicurezza della rete. Si tratta di questioni serie ma, a ben vedere, facilmente superabili.

Infatti gran parte dei lavoratori che si occupano di quei servizi sono già oggi in outsourcing. La stessa Telecom dispone certo di tutte le risorse economiche e qualitative per accettare la sfida competitiva, continuando a svolgere i propri servizi in concorrenza con gli altri senza la necessità di dover licenziare nessuno, nel caso in cui i propri servizi si rivelino essere i più efficienti. Inoltre questa liberalizzazione verticale non cambierebbe in alcun modo il contesto regolatorio esistente (l’accesso alla rete), proprio perché si tratterebbe di liberalizzazione e non di una misura di regolamentazione.

Insomma, l’emendamento mi sembra davvero un uovo di Colombo che riducendo i prezzi e migliorando la concorrenza potrebbe costituire un altro piccolo passo per migliorare il settore delle tlc e promuovere la digitalizzazione del paese. Passerà?