Il Comune di Gallarate concede un terreno per la preghiera degli islamici, la Lega (all’oposizione) attacca e propone: “Bisogna trasmettere le funzioni via web, come fanno i cattolici con la messa della domenica in tv”. Fino a qualche giorno fa la preghiera del venerdì veniva ospitata all’interno di una palestra privata che veniva affittata ai fedeli. Da qualche tempo i proprietari erano preoccupati per il crescente numero di persone che vi partecipavano e hanno sollevato problemi relativi all’agibilità della struttura, segnalando la questione a polizia e vigili urbani.

I rilievi sono stati ritenuti fondati da parte delle forze dell’ordine, che hanno invitato il sindaco della città, Edoardo Guenzani (a capo di una giunta di centro sinistra), a individuare una soluzione alternativa per la preghiera, motivandola in una nota: “Il sindaco ha condiviso le considerazioni che gli sono state sottoposte e indicato nell’area di via Pacinotti, già sfruttata in passato, la soluzione temporanea al problema, condividendo la decisione con la giunta e ricevendo risposta positiva dal rappresentante della comunità islamica. La decisione prende spunto, fra l’altro, dall’esperienza maturata nell’estate 2011, quando l’area venne utilizzata per il Ramadan senza inconvenienti di sorta”. La comunità islamica gallaratese è stata avvertita lo scorso 2 marzo e da oggi traslocherà temporaneamente sull’area comunale indicata.

A storcere il naso è la Lega Nord, che tramite il segretario cittadino Sandro Rech ha ricordato che molti gallaratesi sono contrari “a questi assembramenti sulla pubblica via”, sottolineato i punti deboli dell’iniziativa dell’amministrazione: “Se vuoi fare una preghiera e ti tolgono con giustificato motivo lo spazio che stavi occupando non vedo perché ti devi rivolgere all’amministrazione comunale. La logica vorrebbe che ti rivolgessi al libero mercato come fanno tutti i privati cittadini quando si trovano nella condizione di dover cercare uno spazio per le loro attività”. Secondo la Lega, il comune ha deciso in maniera arbitraria e contro l’interesse pubblico: “E’ veramente il caso che un comune si faccia carico della necessità di preghiera di un gruppo di persone?”.

Sottinteso: cosa succederà quando arriveranno altri gruppi religiosi a rivendicare gli stessi diritti? Ma il segretario cittadino leghista insinua anche il dubbio che dietro l’atteggiamento del gruppo di islamici si celi anche altro: “Queste persone hanno deciso che Gallarate è caput mundi? Oppure c’è qualcosa di diverso? Se voglio creare un caso, lo creo dove sono sicuro che c’è qualcuno che mi dà contro. Mi chiedo: visto che non tutti gli islamici che pregano in città sono di Gallarate, questo è veramente l’unico posto dove si può pregare? Potrebbero rivolgersi ad un’altra realtà, magari più disposta ad accoglierli, magari lontano da qui”.

Insomma, i leghisti gallaratesi non nascondono la loro avversione per gli islamici che pregano in città, avanzando addirittura il sospetto che la comunità musulmana stia continuando ad insistere su Gallarate per un puntiglio, per ragioni politiche o per fare un dispetto a chi non li vede di buon occhio. Ed è a questo punto che arriva il consiglio (provocatorio) dei leghisti agli islamici: “Oggi la tecnologia permette di fare cose che semplificano la vita a tutti – dice Rech – Come i cattolici trasmettono la messa in tv, con grande sollievo per anziani e ammalati, così gli islamici potrebbero trasmettere le loro preghiere via web. Loro potrebbero seguire la funzione comodamente da casa in gruppi di almeno due persone (come prescrive il profeta). Se ci si vuole integrare veramente questa è una soluzione, d’altronde se non si ha il pane si possono mangiare le brioche”. Insomma, la soluzione del Carroccio sono le catacombe digitali: tutti in casa a pregare davanti al monitor di un pc, allontanando la questione dagli occhi di chi non la vuole vedere.