Oltre alle grane politiche e giudiziarie, Roberto Formigoni ha anche una bomba finanziaria pronta a esplodere sotto il suo nuovo Pirellone. Quella dei derivati della Regione Lombardia, di cui è presidente. Sono garantiti da obbligazioni che oggi sono molto vicine alla carta straccia: come i bond della Repubblica Greca (per oltre 153 milioni di euro), o quelli della Regione Lazio (per 97 milioni). Tutto ha inizio il 24 ottobre 2002, quando la Regione di Formigoni, per finanziarsi, emette un bond trentennale del valore complessivo di 1 miliardo di dollari. Le banche che fanno l’operazione, Merrill Lynch e Ubs, piazzano il bond ai risparmiatori, promettendo un buon interesse. In cambio, danno subito il miliardo alla Regione, che è tenuta a rimborsarlo alla scadenza, nel 2032.

Chi s’indebita in questo modo, deve per legge accantonare negli anni un conto di garanzia (sinking fund). La Regione deve cioè riempire pian piano un salvadanaio in cui sono messi i soldi da rimborsare alla scadenza. Merrill Lynch e Ubs costituiscono il fondo e lo gestiscono con contratti derivati (amortizing currency swap). Ma che cosa ci hanno messo, nel salvadanaio da rompere nel 2032? Prodottini sicuri come i bond della Grecia, appunto, o, fino a qualche anno fa, della Regione Sicilia e perfino delle Ferrovie polacche. Secondo contratto, le banche intascano gli utili e le commissioni, la Regione si accolla i rischi: così se chi ha emesso i titoli non paga, è il Pirellone a dover metterci i soldi. Se la Grecia fallisce, è la Lombardia a pagare. Ora Formigoni sta cercando di trattare con Ubs per disfarsi almeno dei titoli greci (il governo ellenico ha proposto proprio in questi giorni di rimborsare i privati con l’80 per cento in meno del loro valore). Ma come finirà questa storia, iniziata male e continuata peggio? Già nel luglio 2009 la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta sui derivati di Formigoni, scoprendo che Merrill Lynch e Ubs avevano realizzato nel 2002, all’emissione del bond, un profitto illecito di oltre 95 milioni di euro.

Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il gruppo tutela mercati e capitali del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno anche scoperto i consulenti occulti dell’operazione, i fratelli Maurizio e Gianpaolo Pavesi. Banche e Regione hanno sempre negato di averli coinvolti, ma nei computer di una loro collaboratrice sono state trovate due email che invitano a “ripulire” la posta elettronica ed “eliminare” i messaggi che riguardano i derivati lombardi e di tante altre amministrazioni italiane. Non solo: la società Achernar, basata a Dublino e riconducibile ai “Pavesi Brothers”, si è certamente intascata quasi 1 milione di euro, dei 95 illecitamente trattenuti dalle banche. Poi la prescrizione ha fatto cadere l’accusa di truffa aggravata: nel maggio 2010 il pm ha chiesto l’archiviazione e l’inchiesta giudiziaria è morta. Ma resta il comportamento predatorio di banche e consulenti. E resta soprattutto la responsabilità politica di chi ha condotto l’operazione. Formigoni, dal 2002 a oggi, è sempre stato informato di tutto. Non si è però accorto di niente. Si mostra sempre estraneo ai pasticci che succedono in Regione: presidente a sua insaputa.

Il Fatto Quotidiano, 8 Marzo 2012