Due donne, due attrici. E le storie che mettono in scena: storie di donne. Ma niente a che vedere con percorsi al femminile, perché gli spettacoli di Alessandra Magrini e Donatella Mei sono forti testimonianze di teatro civile, al di là di qualsiasi identificazione di genere e di sesso. Nei monologhi che stanno portando sui palchi italiani ci sono due momenti diversi della storia recente del nostro Paese: l’omicidio di Valerio Verbano e il massacro del Circeo. In entrambi i casi si è scelto di rappresentare le ferite ancora aperte, i dubbi sulle verità che sono emerse, il dolore di chi è rimasto, la continua attesa di risposte e risarcimenti morali mai arrivati. E in entrambi i casi le attrici hanno adottato la strada della fusione con il personaggio, di cui non si limitano ad assumere il punto di vista, ma con cui entrano in un rapporto osmotico.

È quello che mi ha detto Alessandra Magrini, che proprio nei giorni in cui ricorreva il trentaduesimo anniversario del feroce assassinio di Valerio Verbano (22 febbraio) era in scena tra Roma e Milano con Rosso vivo, uno spettacolo in cui dà voce direttamente a Carla, la madre del ragazzo: «ho dovuto affrontare un dramma senza esasperarlo, ho dovuto imparare a trattenere il dolore, a plasmare minuziosamente ogni singolo respiro, per partorire il personaggio, con le sue parole, con i suoi stati d’animo». Donatella Mei invece arriva alla quasi totale identificazione con Donatella Colasanti, la donna sopravvissuta al massacro del Circeo, alla quale si rivolge direttamente nel suo monologo poetico: «Scrivo per me e per te, parlo di te per dire di me». Con L’importanza di Donatella, che domenica sarà al Teatro Argot di Roma nell’ambito della rassegna Scena sensibile dedicata alla drammaturgia femminile, l’attrice denuncia l’isolamento subìto dal suo personaggio e una «disattenzione nei confronti delle donne, che c’è ancora».

Sia Alessandra sia Donatella entrano nel ruolo in punta di piedi, come compimento di un lungo processo di identificazione, che le porta a misurarsi con toni molto forti e spesso diversi dal loro solito. Donatella Mei è un’attrice comica, una cabarettista, che sceglie di raccontare la Colasanti attraverso il procedimento giudiziario e con la poesia dei suoi versi. Alessandra Magrini si definisce invece un’attricecontro, che, stanca delle regole del gioco del mondo di provini e tv, ha deciso di reiventarsi un modo di fare teatro: «o smettevo o continuavo, chiamarmi attrice contro è stato come dire, vabbè continuo, ma le regole le faccio io costi quel che costi!».

E se L’importanza di Donatella nasce dal desiderio di ridare voce a Donatella Colasanti, «perché si parla sempre del massacro e mai di lei», con Rosso vivo Alessandra Magrini vuole contribuire allo sforzo di Carla Verbano, che instancabilmente continua a indagare e a tenere viva la memoria del figlio. Storie di donne, senza dubbio. Ma qui l’otto marzo non c’entra.