Si è conclusa al grido di “Schande, Schande” (Vergogna, vergogna) che risuonava dall’esterno di Schloss Bellevue a Berlino. E con la polizia impegnata a portar via alcuni dimostranti che non volevano consegnare le loro vuvuzelas. E’ andata così la cerimonia ufficiale d’addio all’ex presidente tedesco Christian Wulff, dimessosi tre settimane fa. Una cerimonia contestatissima sin dalla vigilia e segnata da un’ondata di disdette: dei quasi 370 invitati, circa 160 non si sono presentati. Tra gli assenti illustri: tutti e quattro i predecessori di Wulff ancora in vita, il presidente della Corte costituzionale, il probabile prossimo capo dello Stato Joachim Gauck e l’intera opposizione. Opposizione che aveva invitato l’ex presidente a rinunciare alla tradizionale cerimonia di congedo per ragioni di decoro: Wulff è infatti indagato dalla procura di Hannover, che proprio nei giorni scorsi aveva fatto perquisire la sua abitazione privata a Großburgwedel. Il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di corruzione, a causa della lunga serie di privilegi da lui ottenuti quando era ancora governatore della Bassa Sassonia. Non solo, ma tra i tedeschi non accenna a placarsi la polemica per il vitalizio di 199.000 euro l’anno riconosciuto a Wulff per appena 598 giorni di mandato, cui potrebbero aggiungersi anche un ufficio con segretaria, un’auto blu e un assistente personale (valore: 280.000 euro l’anno).

“Oggi provo dispiacere”, ha detto Wulff davanti ai circa 200 presenti nel giardino di Schloss Bellevue, compresa la cancelliera Angela Merkel. Subito dopo, tra il chiarore delle fiaccole impugnate dai soldati, la banda della Bundeswehr ha intonato i quattro pezzi scelti da Wulff, tra cui “Over the rainbow” (persino questo ha provocato polemiche: in genere gli ex presidenti possono chiedere che vengano suonati tre, non quattro pezzi). Tra le note si è inserito – ben udibile dall’interno del palazzo del presidente – il coro delle proteste che giungeva dall’esterno. Almeno 250 dimostranti si sono radunati sull’altra sponda del fiume Sprea e, armati di vuvuzelas, corni, fischietti, megafoni e trombette da stadio hanno organizzato un proprio, assordante accompagnamento musicale. Studenti, pensionati, imprenditori alla loro prima manifestazione: tutti radunatisi per esprimere la loro rabbia contro la pensione d’oro assicurata a Wulff. Quella delle vuvuzelas è un’idea proposta poche ore prima su Facebook e diffusasi rapidamente. Dopo circa un’ora è intervenuta la polizia, trascinando nelle camionette diversi dimostranti, ai quali sono state prese le generalità. La loro colpa: si erano rifiutati di consegnare le vuvuzelas agli agenti.