Adesso c’è perfino un certo ottimismo: oggi la crisi greca potrebbe avere una svolta importante. È l’ultimo giorno del negoziato tra banche creditrici e governo greco, l’oggetto del contendere è lo stesso da mesi: i creditori devono rinunciare ad avere indietro gran parte del dovuto, così che la Grecia possa cancellare 106 miliardi di euro dal suo debito pubblico e portare il rapporto tra indebitamento e Pil al 120 per cento nel 2020 (oggi è al 189,1). Secondo quanto riferito dal governo di Atene ieri, il 58 per cento delle banche coinvolte ha aderito al piano che rinvia le scadenze di una parte di titoli e ne cancella altri (la perdita reale sui rimborsi è del 74 per cento). Nelle intenzioni del ministro delle Finanze Evangelos Venizelos dovrebbero salire al 90 per cento.

Dalla Germania trapela un certo malcontento per un’operazione che, per la verità, è stata voluta proprio da Angela Merkel con una celebre dichiarazione al vertice di Deauville nell’ottobre 2010. Parole che fecero crollare i mercati. Le banche stanno facendo quello che gli economisti anglosassoni chiamano il “gioco del pollo”: meglio aderire e perdere il 74 per cento o resistere e scommettere sul fatto che l’Europa non lascerà fallire Atene, concedendole altri prestiti che permetteranno di rimborsare i creditori passati al 100 per cento?

Si possono fare soldi anche da una bancarotta, Berlino ha incassato 380 milioni di euro dagli interessi sui prestiti ai greci del 2010. Se qualcosa dovesse andare storto (non aderiscono molte banche o i derivati cds innescano effetti a valanga), non c’è alcuna rete di protezione. Ancora ieri, in visita a Roma, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ha discusso con Mario Monti dei fondi salva Stati Efsf e Esm ma per ora non sempra plausibile un aumento delle risorse (l’Esm resta di 500 miliardi, e non è operativo, l’Efsf ne ha meno di 200 e sotto forma di garanzie). I mercati però sono ottimisti. Standard&Poor’s, che non sempre ha azzeccato le previsioni, della Grecia dice: “Nonostante sia ad un passo dall’abisso, la possibilità che la Grecia vada in fallimento è difficile”. Parole di John Chambers, il responsabile dei debiti sovrani dell’agenzia di rating che, a proposito dell’Italia, per una volta invita all’ottimismo: “Monti ha presentato obiettivi ambiziosi, e l’Italia ora è in una buona posizione”. Lo spread ieri è rimasto basso, per gli standard attuali, a quota 317.

Twitter @stefanofeltri

Il Fatto Quotidiano, 8 Marzo 2012

(Ndr – Aggiornamento delle ore 13.00 Lo spread scende sotto la soglia dei 300 punti. Borse europee in positivo)