A leggere i giornali viene da chiedersi se sia nata una nuova specializzazione medica, quella del medico-criminale. Non si tratta, come si potrebbe pensare, di uno specialista che si occupa dei problemi di salute di chi infrange la legge (che tra l’altro avrebbe una carriera assicurata in Italia) ma di un medico che si perfeziona nello sfruttare la sua posizione di potere e nell’approfittare sistematicamente delle debolezze dei pazienti e delle storture del nostro sistema sanitario.

La dinamica del crimine è grossomodo sempre la stessa e dunque ben collaudata: qualcuno sfrutta un legame stretto con una struttura pubblica spesso malfunzionante per dirottare pazienti in lussuose cliniche private dove i costi relativi alle prestazioni vengono gonfiati, se non del tutto inventati. Secondo quanto riportato dai giornali di oggi riguardo al caso che coinvolge il Dr. Paolo Iannelli a Napoli, la truffa si fondava addirittura su un doppio pagamento. La Regione rimborsava la prestazione sanitaria come intramoenia in clinica convenzionata e il paziente pagava di tasca propria pensando di essere fuori dal regime regionale. Geniale!

In questo caso dei 42  indagati ben 36 sono medici. Spesso questi medici hanno avuto carriere esemplari. A volte sono considerati dei luminari. Di quante protezioni devono godere questi personaggi per potere operare indisturbati per così tanto tempo? Di quanti silenzi e di quanta omertà sono circondati per essere in grado di agire per anni del tutto indisturbati? Senza entrare nel merito dei singoli casi, cosa che rimane ovviamente materia dei giudici, quello che balza agli occhi è il tracollo morale di troppi medici protagonisti di storie gravi e meno gravi ma sempre segnate da avidità, svogliatezza, arroganza e perdita di capacità di ascolto. Purtroppo questi numerosi episodi rischiano di offuscare il lavoro dei tanti bravi medici e operatori sanitari che ogni giorno lavorano con grande impegno e serietà  in condizioni a volte molto difficili.

Si evoca spesso il giuramento di Ippocrate a ricordo di come il medico debba comportarsi nei confronti dei pazienti, dei colleghi e della società in generale. Forse sarebbe utile che il medico rileggesse e firmasse il giuramento di Ippocrate prima di prendere in carico ogni paziente esattamente come si chiede al paziente di leggere e firmare un consenso informato. Non eviterebbe certamente tutti gli abusi ma forse farebbe venire qualche scrupolo in più. Per leggerlo ci vogliono solo pochi secondi:

« Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

  • di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
  • di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
  • di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
  • di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;
  • di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
  • di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;
  • di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
  • di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
  • di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
  • di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
  • di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
  • di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
  • di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente;
  • di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
  • di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione. »