Nei giorni del suo massimo fulgore, Berlusconi aveva un letto di ottone in una stanza sul retro degli studi di Porta a Porta. Le lenzuola di lino e il copriletto di vicugna glieli sistemava Bruno Vespa con il metodo “scalare”, più pesante sui piedi e, via via alleggerito verso il cuscino. E’ un precetto della antica scuola salernitana, “piedi al caldo, mente fredda”, adatto ai politici di ogni tempo: il contrario è tipico delle classi meno abbienti, destinate – vista la testa calda – alla perdizione e alla galera.

Ma oggi che l’ex-premier ha perduto tutto il suo carisma, è a corto di quattrini e Bruno Vespa non gli riassetta nemmeno la stanzetta da letto, il suo improvviso forfait alla trasmissione che lo vide folgorante in solio (come Napoleone) quasi non ha fatto notizia. Il Cavaliere disarcionato ha provato con qualche scusa: devo badare ai nipotini, l’avvocato Ghedini non mi lascia un minuto libero, devo sbrigare la posta di Mubarak che mi chiede sempre notizie di Ruby, sto curando i cactus con Confalonieri. Vespa, che è uomo navigato e accorto, non gli ha creduto e ha insistito come un rullo compressore: non poteva certo sostituire Berlusconi con un plastico o un mezzobusto di gesso. E lì si è visto che l’ex non è del tutto bollito: “Caro Vespa, deve chiamare Alfano. Anche se non se ne rende conto, è lui il segretario del Pdl. Glielo dica anche lei, da bravo”.

La risposta di Vespa è contenuta in un’intercettazione telefonica non ancora agli atti: “Ma non ci crede nessuno. Nemmeno lui, devi venire per forza, mi devi risollevare l’audience, mica ho l’età di Fede”. Alla parola risollevare, Berlusconi ha avuto una folgorazione: “Dov’è che mi risollevo? Ah sì!”. Così ha chiamato Vespa: “Sono B., parlo con V.? Benissimo: devo andare a Mosca, subito, nella dacia di Putin. Vado con le tre sorelle di Cecov e non stia lì a pensare male. Gli riporto anche il lettone. Può sempre sostituirmi con Lupi, o con La Russa. Vespa, provi con Gasparri”. Dall’altra parte si è udito solo un singulto. Poi il silenzio e un clic.