Nel linguaggio tecnico dei servizi di controspionaggio si chiama figura di merda. Ne è protagonista la (volutamente) poco rinomata Stratfor, un’agenzia privata americana di intelligence, sputtanata prima dagli hacker di Anonymus e poi da Wikileaks. Fondata da un ex agente della CIA, fornisce quotidianamente ai suoi clienti informazioni (un tempo) riservate sulle minacce reali o potenziali al loro business. I clienti sono governi, eserciti, multinazionali, chiunque abbia tanti nemici e tanta grana.Gente come la Coca Cola o la Dow Chemical Co, proprietaria della azienda dai cui impianti si levò una nuvoletta tossica che fece qualche migliaio di morti a Bophal, in India, tanto per fare un esempio.

Dei fanatici animalisti ti boicottano solo perché torturi le scimmiette in gabbia per testare un phard? La Stratfor (che sta per Strategic Forecasting – previsioni strategiche) te li spia, prevede (per l’appunto) le loro mosse future e se serve mette su una bella campagna di disinformazione. Comodo. Basta pagare, caro. La sicurezza costa.

Uno se li vede i dirigenti della Stratfor, persone per bene nei loro completi scuri, con una famiglia che li aspetta a casa, nella villetta col praticello rasato come il campo di Wimbledon, mentre spiegano al cliente l’affidabilità e la riservatezza dei loro database, protetti da impenetrabili scudi cibernetici. Al Quaeda, i servizi segreti cinesi, lo spionaggio industriale dei concorrenti? Robetta. Stratfor sa come fermarli, Stratfor prevede.

Immaginiamo nello stesso momento, in una cameretta coi poster appesi al muro, un diabolico hacker di Anonymus, anni 16 o giù di lì. Sta per andare online per una partitina a Starcraft 2 quando entra mamma: “Non hai mangiato la frutta! E poi esci ogni tanto, prendi un po’ di sole che ti si seccano i brufoli!”

Esasperato dalla pedante genitrice, il terrorista della rete (il Wall Street Journal di Murdock li ha paragonati ad Al Quaeda, sul serio) si accende un bel cannone e fa un altro gioco. Smantella, insieme agli amichetti nerd (gli americani li chiamano geek) nelle loro camerette sparse per il mondo, gli impenetrabili scudi cibernetici e fotte cinque-milioni-cinque di e-mail ultra riservate. Poi, nonostante il loro cospicuo prezzo sul mercato degli spioni, le regala a Wikileaks.

Ora, cosa c’è scritto nelle e-mail conta poco, quella gente campa di porcate e già lo sapevamo. Ciò che importa, per noi tutti, è la dimostrazione pratica che il male non è solo banale, ma anche presuntuoso e idiota. E un raggio di speranza si accende.Forse la civiltà occidentale non è condannata, almeno finché ci saranno dei nerd brufolosi a difenderci dalla Stratfor e i suoi clienti, tra un compito di matematica e una partitella online.

di Andrea Garello

Il Misfatto, Inserto satirico de Il Fatto quotidiano,  4 marzo 2012