Il presidente Abi, Giuseppe Mussari

Per dirlo nella maniera più semplice, si sono incartati. Si parla del famigerato emendamento della senatrice Anna Rita Fioroni (Pd) al dl Liberalizzazioni che cancella tutte le commissioni bancarie sulle linee di credito. Come si ricorderà, dopo l’approvazione del Senato Giuseppe Mussari e i vertici dell’Abi si sono dimessi per protesta, mentre i partiti hanno tentato di accreditare la versione che quel testo fosse frutto di un errore materiale. Versione duramente contestata ieri da Renato Schifani: “Quell’emendamento è stato votato alla luce del sole, senza nessun errore, nella sua interezza, da tutte le forze politiche. Se ora hanno cambiato idea se ne assumano la responsabilità e lo modifichino quando gli sarà data la possibilità”.

Ed è proprio su questo che si sono incartati: come e dove farlo? Non è tanto un problema di testi, visto che la soluzione c’è già: basta scrivere che rinunciano alle commissioni quegli istituti “che non hanno rispettato le regole sulla trasparenza”. Sarebbe una sorta di liberi tutti: il punto infatti non è essere informati per lettera di un nuovo balzello dalla propria banca, ma evitare quelli irragionevoli. A questo, dicono, ci dovrebbe pensare in seguito una delibera del Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) già prevista dal decreto Salva Italia: campa cavallo.

Come che sia, i partiti hanno deciso di correggersi. La via più semplice e ragionevole sarebbe quella di agire proprio nel decreto liberalizzazioni ora alla Camera, ma il governo non vuole riaprire il vaso di Pandora degli emendamenti ed è preoccupato anche per i tempi: il dl scade infatti il 24 marzo e sarà approvato a Montecitorio solo mercoledì 22 (il Senato, insomma, avrebbe poche ore per la seconda lettura). E poi all’esecutivo dei banchieri non dispiace lavarsi le mani della questione: errore vostro, correzione vostra, ha ribadito in questi giorni Catricalà ai suoi interlocutori. Per questo ieri i deputati hanno partorito tutto un florilegio di piani lambiccatissimi. Un emendamento che risolverebbe la cosa, per dire, è stato già presentato dai relatori al decreto Semplificazioni, sempre alla Camera.

C’è un problema: quella norma non c’entra niente con le semplificazioni e questo è il primo testo su cui s’è deciso di applicare il “lodo Napolitano” (basta con gli emendamenti estranei alla materia dei decreti). Uno degli estensori, Saglia (Pdl), lo spiegava chiaramente: “Temo le forche caudine dell’ammissibilità”. Le previsioni ieri dicevano insomma “emendamento cassato” – anche perché, paradossalmente, la norma che si vuole correggere deve ancora essere approvata dal Parlamento – ma l’ufficialità si avrà solo stamattina. E poi c’è il pasticcio dei tempi: le liberalizzazioni, infatti, saranno approvate circa due settimane prima delle Semplificazioni, col che l’abolizione di tutte le commissioni bancarie sarebbe comunque legge per una decina di giorni con effetti imprevedibili.

Peggio ancora, quanto ai tempi, andrebbe col dl fiscale: è omogeneo per materia, ma non sarà legge per un altro mese e mezzo. E allora? Niente paura, ha sostenuto qualche genio legislativo, c’è il piano B: una proposta di legge parlamentare di due righe da approvare in tutta fretta sia alla Camera che al Senato lo stesso giorno delle liberalizzazioni. Un record. “Siamo alla follia”, allargava le braccia un deputato del Pd: “E poi perché sbrigarsi? Potremmo aspettare che le banche dimostrino di aver dato alle Pmi le decine di miliardi che hanno ottenuto dalla Bce all’1%…”. In attesa della soluzione, però, ci si può sempre godere la sceneggiata: fonti dell’Abi hanno fatto sapere che mercoledì prossimo le dimissioni di Mussari saranno respinte.

Da Il Fatto Quotidiano del 6 marzo 2012