Lo sciocchezziario quotidiano sulla sessualità di Lucio Dalla, la Chiesa, l’eredità morale e testamentale, è veramente un esercizio disgustoso. Non avrebbe gradito, né lui né altri al suo posto.

Non sono di nessuna fazione, ma uno spettatore come tanti. E da spettatore del funerale di Lucio Dalla posso dire che la Chiesa ha dato la dimostrazione di avere delle vedute molto più furbe (condanna il peccato, non il peccatore, dunque se ne lava le mani) di quanto non abbia la politica (condanna i gay già alla nascita, ma finge di non saperlo). A Bologna la Chiesa ha aperto le porte di San Petronio – le ultime volte era stato per il funerale di don Dossetti e per le vittime della strage, altrimenti i funerali a Bologna si celebrano altrove – e ha dato la parola e il sagrato a Marco Alemanno, l’ultimo compagno di Lucio. Non è molto, ma è qualcosa. Se la politica facesse lo sforzo di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso sarebbe risolto il problema di chi vive la condizione politica di omosessuale. Perché è per volontà della Costituzione se le coppie dello stesso sesso non hanno diritti terreni. E’ c0lpa della politica bipartisan. E fa parte delle complicanze che di volta in volta i politici hanno con la famiglia. Togliatti condannava l’adulterio in pubblico, ma amava Nilde Jotti. Emilio Colombo, democristiano e cattolico praticante, oltre a fare uso di cocaina, era omosessuale. Casini mangia (alle Maldive), beve (a Roma) e prega (a Bologna) ma divorzia e si risposa. Berlusconi ha ostentato le sue capacità amatorie per quante legislature ha potuto. D’Alema non piace ai gay e i gay non piacciono a D’Alema. L’elenco è sterminato. Non vediamo chi e come potrebbe mettere mano all’articolo costituzionale che riconosce come famiglia un nucleo composta da uomo e donna. Ma è sicuramente un passaggio necessario. Se non si muove la politica, pretendere che lo faccia la chiesa cattolica è improbabile.

Però la conclusione di un’orgia funebre è stata quella. Quella di voler attribuire a Lucio e Marco Alemanno il ruolo forzato di una coppia di fatto. Costa meno fatica attribuire un valore simbolico a un morto che non discutere concretamente di un problema. E’ l’esercizio preferito in questo Paese.

“Alemanno unico erede”, dicono i tele-scemi inebetiti da un momento commovente come il ricordo di una persona cara a pochi minuti dalla sepoltura. Ma un testamento non c’è. L’ho scritto sul Fatto Quotidiano a poche ore dalla morte. L’ho scritto perché lo sapevo: Lucio voleva creare una fondazione che sarebbe stata pronta tra un mese e mezzo. Lo so perché è lui che me lo ha detto, perché lavoravano al progetto amici comuni, molto amici suoi e miei.

Fondazione che doveva avere il merito di rilanciare l’immagine di Bologna e mettere a disposizione di tutti il patrimonio che Dalla ha accumulato negli anni. Voleva che la sua casa di via D’Azeglio, o almeno una parte di questa (parliamo di oltre 2400 metri quadrati) diventasse un museo senza biglietto. Lo era già: bastava sapere che Lucio era in casa, non negava l’ingresso a nessuno. E spiegava dove aveva raccolto libri, dischi in vinile, quadri, mobili. Il suo testamento sarebbe stata la fondazione.

Nei suoi affari, Lucio, era il beneficiario e l’amministratore. Marco Alemanno, il suo compagno, aveva il 4 per cento di una delle quattro società a nome di Lucio Dalla. Il resto lo gestiva e amministrava Lucio.

Sulla morte e tutte le altre sciocchezze, è bene puntualizzare che Dalla sapeva che a 70 anni può succedere anche di morire all’improvviso. Sapeva che può accadere anche a 30, ma a 70 la statistica dice che è più frequente. Nella sua completa facoltà di intendere e volere Lucio sapeva anche di avere dei parenti. Con questo non voglio andare oltre. Sono i fatti. Anzi, sono fatti suoi.

Lucio e Marco Alemanno erano una coppia di fatto? Abitavano nella stessa casa, di proprietà di Lucio, da qualche anno. In passato Lucio ha abitato anche per una ventina d’anni con Ron, se è per questo. L’ho visto anche in compagnia di belle signore, talvolta.

Lucio Dalla era gay? Bisessuale? Gradiva le orge o il latex? Non gliel’ho mai chiesto. Ha parlato di masturbazione nelle sue canzoni, è stato censurato per aver raccontato degli orfani, tanti, che i soldati americani hanno lasciato dopo la guerra. Mi ha sempre incuriosito sentirlo parlare di Bologna piuttosto che della sua sessualità, sentirlo raccontare dei suoi giochi di bambino in una città semi distrutta dai bombardamenti Alleati, della fatica che faceva la madre per rammendare vestiti e portare a casa un tozzo di pane. Era bello sentirgli raccontare con quanta fatica era riuscito a dare un mestiere al suo talento, prima come ballerino di tip tap, poi clarinettista spiantato fino a Sanremo. Sulla sua sessualità complicata non ho mai chiesto. Non so neppure bene quale sia la mia, non so se esista una sessualità definita e perentoria, figuriamoci se mi poteva interessare quella di Lucio Dalla.