Il sessantaseienne Teodoro Buontempo, inteso come “Er pecora”, oggi assessore regionale del Lazio, impugna il megafono alla testa del corteo. Il primo grido è “Boia Monti”. Poi l’urlo dei manifestanti si sbraca: “Monti boia, la Merkel è la tua troia”. Buontempo sorride: “È la continuità con le origini”. La casa del padre mai dimenticata. Qualche passo indietro, un impettito Francesco Storace rivela: “Poco fa mi ha chiamato Ignazio La Russa. La sua telefonata è stata vera non finta, mi ha fatto il bocca in lupo per oggi”. Sabato fascista (e non solo) per Roma. Ventimila persone da Piazza della Repubblica alla Bocca della Verità contro il governo dei banchieri e dei massoni. Il corteo è organizzato dalla Destra, il partito dell’ex governatore del Lazio. Vengono da tutta Italia. Non solo teste rasate oppure vecchi nostalgici del Msi di Giorgio Almirante. Ci sono ragazzi e famiglie, che sembrano in gita nella Città Eterna. Dice un papà con il figlio in braccio: “Siamo tanti ma quello che conta è la qualità. Qui c’è gente che non ha un euro in tasca e arriva da ogni regione per passione politica. Non è come il Pdl che paga le persone”.

Già, il partito berlusconiano. L’altra destra, quella che sostiene Monti e in gran parte sogna la melassa neodemocristiana della Grande Coalizione anche dopo il 2013. C’è qualche bandiera del Pdl, ma gli iscritti sono di più. Uno di loro è Luigi Fortunato. “Vuole vedere la tessera del Pdl?”. “No, mi fido. Perché è qua?”. “Perché lavoro, pago le tasse e sono contro Monti”. “Lei è un liberale, dietro di lei marciano gli skinheads del Veneto”. “E allora? Le manifestazioni sono belle per la loro eterogeneità”. L’eterogeneità delle famigerate teste rasate del Veneto imbocca via dei Fori Imperiali alle cinque del pomeriggio. Per loro è sempre la via dell’Impero di mussoliniana memoria. Scattano foto ricordo ma poi vengono richiamati all’ordine da un capetto: “Cazzo, facciamo la fila come si deve”. Sono inquadrati militarmente. Una cinquantina. Dice Giordano: “La battaglia contro le banche è la nostra battaglia perciò siamo qui. A me piacerebbe essere stato fascista e aver vissuto quel tempo. Il vero Mussolini è quello della socializzazione di Salò”. Portano bandiere del Leone di San Marco. Il loro leader è un picchiatore neonazista, Piero Puschiavo. Era nella Fiamma di Romagnoli, oggi è nell’esecutivo della Destra. I cori sono tutti contro Monti. Ma anche Alemanno e Fini. Berlusconi ignorato. Poi tanti osanna per Storace. “Re di Roma”. “Storace sindaco”. Dentro An, l’ex governatore guidava la destra sociale. Qui si inneggia al socialismo nazionale. Si cantano inni fascisti. Tante le maglie, più che le camicie, nere. Esempio: “Arditi più che mai. Rimini c’è”. Poi di nuovo gli slogan contro la plutocrazia: “Banchieri, massoni fuori dai coglioni”. “Monti, Monti vaffanculo”. Su un cartello il premier è un “macellaio” che va fermato. Ce n’è anche per la casta: “Contro la casta, la gioventù si scaglia, boia chi molla è il grido di battaglia”.

Adriano Tilgher è in giacca e cravatta e avanza sicuro. È uno dei tre Cavalieri neri che un tempo sostenevano Azione sociale di Alessandra Mussolini (Romagnoli e Fiore gli altri due). Guida ancora il Fronte nazionale. Dice: “Ho fatto un patto federativo con Storace. Sono qui perché c’è la destra autentica”. Da Deliceto, in provincia di Foggia, hanno portato un labaro nero del Msi. È del 1948. Sono una decina di militanti: “Abbiamo nostalgia di Almirante”.

Il servizio d’ordine è massiccio. Li riconosci dalla pettorina azzurra. Il corteo però è lento. Più di tre ore per raggiungere la Bocca della Verità. L’arrivo è trionfale. Sul palco, con Storace, sale Donn’Assunta Almirante, vedova di Giorgio. C’è anche l’ex sottosegretario Nello Musumeci. Presenta Dario Rossin: “Siamo in ventimila a marciare su Roma”. Storace parla ed è il tripudio. Sfida Alemanno alle primarie del centrodestra per il Campidoglio. Chiede a Berlusconi di “staccare la spina” a Monti. Chiude: “Siamo tornati”. È la destra prima di Fini e di Fiuggi. Ventimila in piazza sono un segnale per tutti.

da Il Fatto Quotidiano del 4 marzo