Sì, ottima idea: Tutti per l’Italia. Un Partito Gran Varietà, finalmente. Tutti accomodati sul medesimo palco: destra, sinistra, ma specialmente post. L’Inno di Mameli e qualche cricca che trama in sottofondo. Corazzieri. Banchieri. Mafiosi. Berlusconi ormai completamente pazzo, circondato da azioniste Mediaset ridotte in tacchi e stracci, che parla di “assoluta continuità” tra lui e Monti, tra Monti e l’alba di Casini, mentre Bersani, seduto a gambe larghe, la cravatta slacciata e gli occhi bassi arrotola parole che neanche lui capisce: “Per favore! L’ho già visto dove andiamo a sbattere, lo so a memoria, per favore!”.

Poi Gianni Letta inseguito dai senza casa de L’Aquila, ma difeso dai Monsignori senza Imu. Poi Manganelli che chiede un euro a 621 mila poliziotti. Poi Marchionne in 500 bianca trainata da delegati Fiom. E naturalmente Celentano che spara le sue inconsapevoli idiozie, con tre critici al seguito che le esaminano, fiutando tracce di rock e di fagioli: “Sarà il buon Dio a estrarci dal tunnel”. Poi ecco che dal tunnel arriva per davvero il Treno ad Alta Velocità. Ma a guidarlo non c’è Monti, non c’è Draghi. Bensì un terribile Dario Argento con il suo sangue al pomodoro.

Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2012