Erano un centinaio ieri pomeriggio, 3 marzo, a Bologna per lanciare l’iniziativa Fermiamo l’Italia per fermare Green Hill. Presidi e banchetti informativi con raccolta firme in contemporanea con 50 città italiane (tra cui Milano, Verona, Napoli, Genova, Bolzano, Pescara, Roma), per far chiudere l’allevamento di cani Beagle destinati solo ed esclusivamente alla vivisezione che si trova a Montichiari, in provincia di Brescia.

L’iniziativa è stata lanciata da OccupyGreenHill, movimento pacifico e apartitico che ha serrato le fila per la liberazione dei 2500 cani di razza Beagle nascosti nei capannoni di Montichiari, che finiscono ogni anno nei laboratori di vivisezione di mezza Europa.

L’ allevamento bresciano, l’ultimo rimasto sul territorio italiano, è in grado di fornire alla sperimentazione migliaia di cani all’anno, usati in esperimenti altamente invasivi al termine dei quali è prevista la soppressione dell’animale. Secondo i manifestanti di OccupyGreenHill lo stabilimento è “un lager in cui sono rinchiusi 2.700 cani, che non vedranno mai la luce del sole, non sentiranno mai il profumo dell’erba, non potranno mai correre ne’ giocare con altri cani, non sapranno mai cos’è una carezza. Questi animali, identificabili solo da un numero, nascono per morire e sono condannati a soffrire”.

Una lotta animalista che raccoglie attorno a sé figure carismatiche e bipartisan come l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che si era già impegnata per finanziare i metodi alternativi alla vivisezione, e l’eurodeputato Idv Andrea Zanoni, che ha depositato un’interrogazione alla Commissione europea per fare luce sulle inadempienze e sui maltrattamenti di Green Hill denunciati dagli animalisti: “Se il canile lager non rispetta le regole allora deve chiudere per sempre”.

L’obiettivo è poi anche quello di smettere di allevare cavie per esperimenti, concentrando denari ed energie sui metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali come la sperimentazione in vitro o l’utilizzo di campioni di tessuti umani derivanti da biopsie e interventi chirurgici.

“Le alternative già esistono e in molti casi hanno completamente sostituito l’utilizzo degli animali”, affermano in un comunicato quelli di OccupyGreenHill che già a capodanno 2011 presidiarono gli stabilimenti di Montichiari, “Se fossero accolte determinate proposte, si getterebbero le basi per una progressiva sostituzione dell’uso di animali a fini sperimentali, affermando che il privilegio alla vita non è solo un privilegio di alcuni, bensì di tutti gli esseri viventi”.

L’episodio si aggiunge ad una lunga e significativa serie di battaglie animaliste contro la vivisezione non più solo ideali ma reali che sta portando i primi importanti risultati. Come ad esempio  l’allevamento lager di cani e roditori destinati al laboratori di vivisezione Stefano Morinidi San Polo d’ Enza (RE), chiuso nel 2010, in piedi fin dal 1953 dopo la formazione di uno speciale coordinamento animalista dal nome programmatico “Chiudere Morini” attivo dal 2002