Questione Alta velocità e No Tav. Insomma, i lavori e le proteste. Come conciliarle. Il governo Monti pensa a nuove regole sui lavori pubblici sul modello francese. Allo studio dell’esecutivo, infatti, si trova un provvedimento che prevede una fase preliminare, alla realizzazione delle grandi opere, di consultazione pubblica che vada ad attuare la cosiddetta “democrazia partecipativa”. Il modello è quello del Débat Public introdotto da Parigi nel 1995 e che ha ridotto, a detta degli esperti, dell’80% proteste e conflittualità intorno alle costruzioni con un forte impatto ambientale.

A lanciare il progetto è stato il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, che ha affidato la pratica a Mario Virano, presidente dell’Osservatorio della Torino Lione. Questi ha condotto studi, effettuato numerose audizioni e nelle ultime due settimane ha incontrato i sindaci di molte cittadine italiane per ottenere suggerimenti e per correggere e integrare la sua relazione. La stesura finale sarà poi consegnata ai tecnici ministeriali che si occuperanno di ‘metterla in legge’.

La riforma è improntata al Débat Public francese: prima di avviare le procedure di costruzione di un’opera pubblica il promotore deve presentare uno studio di fattibilità completo di costi e tempi per l’esecuzione, ma anche che riporti nel dettaglio le conseguenze socio-economiche e ambientali sul territorio e la popolazione del luogo interessato dalla costruzione. A quel punto una Commissione Nazionale convoca tutte le parti che possono essere coinvolte dal realizzarsi dell’opera, quali sindaci, rappresentati di associazioni, comitati, cittadini qualificati. Seguono sei mesi di consultazioni e si elabora un documento che tenga conto di tutti i pareri. Questo sarà, poi, sottoposto all’attenzione del promotore che non sarà obbligato ad accettare quanto espresso in sede di Débat Public, ma che avrà, in questo modo, un quadro completo e chiaro su eventuali conflittualità e contrasti. Se deciderà poi di proseguire con il suo progetto senza accogliere i “consigli” si prenderà, per legge, la totale responsabilità dell’opera rinunciando a tutele o collaborazioni da parte delle istituzioni.

Il 2 marzo a Palazzo Chigi il ministro Passera ha presentato il progetto di riforma spiegando che con il meccanismo della “democrazia partecipativa” si sarebbero evitati molti dei problemi attuali legati alle proteste dei no Tav. Monti ha dato il suo benestare e soddisfazione è giunta anche dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri: “Prima la facciamo – ha dichiarato – meno tensioni di piazza si rischiano di generare”.