Difende Angelino Alfano, nega di voler cambiare il Pdl (“al massimo il nome”) e rilancia la necessità di limitare le intercettazioni (“una barbarie”) e attuare una riforma dell’impalcatura dello Stato perché, dice, l’Italia così è ingovernabile. Silvio Berlusconi si presenta quasi in maniera anonima al congresso del partito a Milano. Arriva poco dopo le 12 e parla per trenta minuti circa di fronte a poche centinaia di militanti che oggi devono votare il segretario cittadino. In sala presenti il coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa, il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, gli ex ministri Mariastella Gelmini e Andrea Ronchi, il governatore Roberto Formigoni, l’ex sottosegretario Daniela Santanché, l’eurodeputato ed ex sindaco di Milano Gabriele Albertini e il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. La sfida alla segreteria cittadina del Pdl è tra i due candidati Pietro Tatarella e Giulio Gallera. Si vede anche Nicole Minetti, ma rimane nella sala pochi minuti nelle ultime file, poi sparisce prima dell’intervento del Cavaliere.  Più che presente, invece, il nuovo inno del Popolo della Libertà, in sottofondo quasi costante e poi trasmesso per intero all’inizio e al termine dell’intervento di Berlusconi. Le hostess hanno distribuito il testo della canzone ai presenti in sala invitandoli a cantare.

Il Cavaliere si è preoccupato di garantire l’unità interna del Pdl e rilanciare il segretario Alfano. Esordisce annunciando che il suo non sarà un intervento politico, “abbiamo un ottimo segretario a cui è affidato questo compito”. Poi però parla del movimento, garantendo che non è un “un partito di plastica ma siamo fortemente radicati tra la gente e abbiamo davanti un grande futuro. Siamo un partito che non sarà possibile cancellare dal panorama politico italiano”, dice. “Qualcuno ha sostenuto che volevamo cambiare il partito, ma queste sono falsità”, ha sottolineato Berlusconi spiegando che in realtà l’unico cambiamento che forse si rende necessario, riguarda il nome. “C’è piena sintonia all’interno del partito – ha proseguito Berlusconi – e non è vero che ci siano malumori e correnti. Io personalmente ho sempre la sensazione di essere dentro una famiglia, composta da persone di buona volontà”.