L'ex tesoriere Dl Luigi Lusi

L’ex partito della Margherita che a breve verrà messo in liquidazione dovrà decidere cosa fare di un tesoro di almeno 20 milioni di euro ancora in cassa, depositati in conti presso Unicreit e Bnl. Stima fatta da alcuni dirigenti (nel bilancio 2010 la liquidità ammontava a 25 milioni 921 mila 198 euro). E nel conto, per ora, non ci sono i soldi che l’ex Luigi Lusi, indagato per appropriazione indebita, dovrebbe restituire (lui si è detto pronto a ridarne 5 sugli almeno 13 che avrebbe fatto sparire). Una cifra enorme sulla quale dovranno decidere cosa fare i 300 componenti dell’Assemblea federale del partito.

È quanto ha deciso il 23 febbraio il Gruppo di lavoro ristretto dei Dl, costituito il 20 giugno, nello studio di Francesco Rutelli a Palazzo Giustiniani, presenti pezzi da novanta del defunto partito: lo stesso Rutelli, Rosy Bindi, Pierluigi Castagnetti, Paolo Gentiloni, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Enrico Letta, Donato Mosella. Oltre a Enzo Bianco e Gianpiero Bocci, presidente dell’assemblea e del comitato di tesoreria anche durante l’era Lusi, che in questa fase svolgono la funzione di tesorieri “pro tempore”.

Nel verbale della riunione (datato 28), a firma di Bianco, si legge che “è compito del Gruppo predisporre una ipotesi di destinazione dei fondi residui della Margherita-Dl da sottoporre all’Assemblea federale”, la quale dovrà essere convocata “il prima possibile” per comunicare i risultati della “due diligence” fatta dalla Kpmg sui conti del partito, “approvare i bilanci” e “nominare il nuovo Tesoriere” che “dovrà farsi carico della fase di liquidazione dell’Associazione e per destinare i fondi residui”.

Così la Margherita cesserà di esistere, non solo come partito, ma anche come ente giuridico. Un processo inevitabile avendo finito di incassare i rimborsi elettorali nel 2011, ma reso non più rimandabile dopo la vicenda Lusi. La convocazione dell’Assemblea, dunque, è attesa per la fine di marzo, massimo la metà di aprile, e c’è da scommettere che se ne vedranno delle belle.

“Io penso a una destinazione di interesse generale e sociale – spiega Rutelli – a un partito che termina la sua vita giuridica restituendo soldi ai cittadini”. Solo dopo, però, “aver lasciato le cose in ordine (Europa, contenziosi, personale)”. Fioroni, Bindi, Castagnetti, Gentiloni e pure lo stesso Enzo Bianco si sono affrettati a dire e lo ribadiscono che il patrimonio della Margherità “dovrà essere restituito allo Stato”. Ma è davvero credibile che 300 dirigenti rinuncino così facilmente a una fetta di quella torta?

Renzo Lusetti, che insieme a Carra e Piscitello (oggi Udc) aveva denunciato Lusi proprio per essere stati esclusi dalle riunioni dell’Assemblea in cui si parlava di bilanci (e dunque di soldi) ricorda che il processo va avanti: “Ci sono udienze fissate per il 3 e il 6 giugno: non possono prendere decisioni senza di noi”. Mentre Rino Piscitello si lancia in un assunto solo apparentemente filosofico: “Il segreto è peggio del furto. All’assemblea dovranno prima essere riferite tutte le spese. Se ce ne sono di legittime non si capisce perché non dovrebbero dirle. Vogliamo sapere chi ha preso i soldi, per quali campagne. Una volta che tutto sarà trasparente allora procederemo con la liquidazione”. E poi: “Restituire i soldi allo Stato non sarebbe una cattiva idea”.

In realtà da statuto quei soldi – che sono destinati alle attività politiche – potrebbero ancora essere spartiti tra le varie Fondazioni (dai Democratici di Parisi ai Popolari di Castagnetti) e arrivare pure all’Api di Rutelli. Davvero prevarranno i nobili intenti e la necessità politica di rifarsi una verginità ridandoli allo Stato?

Per il resto, gli ex Dl immobili non ne hanno. Sono titolari dell’affitto della sede del Nazareno che “subaffittano” al Pd (frutto di un vecchio accordo che dovrebbe così ripagarli delle spese di ristrutturazione). E poi c’è la questione Europa: da 9 anni in edicola, ha ricevuto 27, 7 milioni di contributi pubblici e non ha mai chiuso un pareggio in bilancio. I Dl – quando erano un partito e anche dopo – sono inter-venuti a ripianare i debiti. Cosa che – a giudicare dal verbale della riunione dell’altro giorno – dovranno continuare a fare anche dopo la loro morte come ente giuridico: per il quotidiano si parla di “un fondo di garanzia”. Anche qui, se saranno tutti d’accordo.

di Wanda Marra e Valeria Pacelli

da Il Fatto Quotidiano, 2 marzo 2012