Un’aquila fatta di scampoli di pellicola vola tra i marchi delle grandi case cinematografiche, sulle note degli Stadio la voce inconfondibile di Lucio Dalla sillaba un “dubudubà” assurto negli anni a culto assoluto. Quella di Lunedì Film è una delle sigle più durature della televisione italiana, non c’è più eppure rimane indelebile nella memoria degli spettatori a scandire serate, ricordi, crescite. E’ la voce del grande musicista scomparso ieri in quella Montreux dove sull’acqua, questa volta, non ha divampato il fumo, ma il fuoco vero dell’affetto di tutti, degli amici importanti, dei politici, degli uomini di cultura.

Soprattutto della gente comune. Dalla non si è mai perso dietro a civetterie stucchevoli o arie da imperscrutabile suggeritore di tendenze come altri blasonati colleghi, per questo è sempre stato alla moda della moda anche quando appariva, senza riserve, in programmi popolari, riuscendo a zittire tutti una volta che le luci calavano sul palcoscenico dopo una battuta fulminante scivolata via con aria distratta, con un sorriso affettuoso.

In La terrazza (1980), capolavoro del cinema italiano misconosciuto e incompreso come pochi altri, L’anno che verrà ritmava una serata radical-chic tra intellettuali in crisi, arraffoni, falsi e veri idealisti, uomini sulla strada di un tramonto generazionale che nessuno meglio di Ettore Scola ha saputo raccontare. Le note di Caro amico ti scrivo più che rimanere sullo sfondo costituivano quasi il tessuto del film, donando alle immagini di un bilancio spietato una nuance tenera e affettuosa, gravida di rimpianto e di affetto.

Ma il rapporto del cantautore con il cinema era iniziato già dalla metà degli anni Sessanta. Nello stesso 1967 di Little Rita nel Far West, musicarello con la Pavone, interpreta Ermanno, laureato in filosofia “ventitreenne che dimostra quarant’anni” in I sovversivi dei fratelli Taviani, dimostrando non comuni doti recitative. Dopo altre partecipazioni in pellicole di minor conto compare in La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975) dell’amico Pupi Avati che trent’anni dopo in Ma quando arrivano le ragazze? (2005) racconterà, schermando con coniugazione al presente, proprio il suo incontro-scontro con Lucio: “La storia di due ragazzi che sognano di diventare musicisti: lui è quello che ce la fa, io quello che è costretto a rientrare nei ranghi” (dall’intervista al regista pubblicata oggi su La Stampa.it).

Per il cineasta bolognese, Dalla ha inoltre musicato due pellicole, Gli amici del bar Margherita (2009) e Il cuore grande delle ragazze (2011), così come ha firmato in coppia con Mauro Malavasi la colonna sonora di I picari (1988) di Monicelli e di Pummarò (1990) di Placido; è ancora compositore per Prima dammi un bacio (2003) e Sms – Sotto mentite spoglie. Paradossalmente, il film in cui si sente di più la sua presenza è Borotalco (1982) di Carlo Verdone (“Stai Lucio, stai!”) in cui non compare mai: per Morandini costituisce il “vero deus ex machina della storia”, del resto dai folgoranti titoli di testa sulle notte di L’ultima luna fino alle magliette indossate dalla super-fan interpretata da Eleonora Giorgi, il racconto s’incardina su uno sperato incontro che sebbene non arriverà mai sancirà comunque un amore. Di certo non il solo nato sulle sue parole.