Un Francesco Schettino deciso, anche contro la prudenza dei suoi ufficiali, a tutto pur di puntare l’isola del Giglio rasentandola a distanza ultra-ravvicinata per l’inchino, e poi terribilmente confuso dopo aver portato la Costa Concordia contro gli scogli al punto di ordinare ai suoi ufficiali di celare la verità alle capitanerie: lo dice il suo vice in plancia, Ciro Ambrosio, il primo co-indagato dell’inchiesta sul naufragio, al pm Stefano Pizza durante l’interrogatorio del 27 gennaio.

“Durante l’avvicinamento all’isola il comandante chiedeva ripetutamente la distanza – ricostruisce Ambrosio rispondendo al pm – A circa 1,7 miglia dall’isola ho dato ordine al timoniere di passare in manuale e ho ordinato un’accostata a dritta, passando da una rotta di 278 a 290 gradi e poi 295”. Ma “al mio ordine il comandante (Schettino, ndr) ha comunicato di assumere in proprio il comando della nave, ordinando di interrompere l’accostata a dritta e di mantenere invece la rotta” verso l’isola.

Schettino poi fa resettare la scala del radar fino a determinare sulla rotta una distanza a 0,5 miglia dall’isola. “Fatto questo – prosegue Ambrosio, sempre rispondendo al pm Stefano Pizza – a circa 0,5 miglia dal Giglio, ho informato il comandante. Il comandante mi ha guardato indispettito battendosi la mano sul petto a voler dire che era lui a dirigere la manovra”. Una manovra svolta nella confusione in plancia.

Ambrosio dice agli inquirenti che “in quei momenti sul ponte c’era chiacchiericcio tra il comandante il primo maitre (Antonello Tievoli, originario del Giglio, ndr) e l’hotel director Manrico Giampredoni”. E’ in questa fase che, ricorda sempre Ambrosio, “il maitre Antonello ha chiamato con il proprio telefonino il comandante Palombo e gli ha passato Schettino. Costui gli ha detto che si trovava a 0,5 miglia dall’isola e gli ha chiesto se poteva portarsi anche più sotto”. “Dalle parole di Schettino ho capito che Palombo gli aveva assicurato che era possibile avvicinarsi di più; credo che gli abbia detto che poteva avvicinarsi maggiormente, altrimenti Schettino non l’avrebbe fatto” e “il comandante mi ha ordinato di impostare il Vrm sul radar a 0.3 miglia”.

A questo punto, Schettino, che era ancora al telefono “ha dato ordine al timoniere di virare per 10 gradi a dritta. Subito dopo, non più al telefono, ha ordinato tutta la barra a dritta: non riuscivo a capire il perchè di tale manovra ma ho ritenuto che avesse visto qualcosa, ho anche pensato ad un’allucinazione”. “Pochi istanti dopo la poppa ha urtato gli scogli e il comandante si è messo le mani nei capelli dicendo in dialetto: ‘Ho combinato un guaio’”.

La Costa Concordia perse la propulsione e l’alimentazione elettrica. “Eravamo in black out ed imbarcavamo acqua – prosegue – Abbiamo chiamato i due comandanti in seconda, Bosio, titolare, e Christidis in affiancamento. Sono arrivati sul ponte. Ho visto Schettino visibilmente confuso”.

Il caos in plancia aumentò con le notizie che il compartimento dei motori principali era allagato. “Dopo circa 10 minuti riceviamo le chiamate delle capitanerie di porto di Livorno e Civitavecchia – testimonia Ambrosio – e il comandante riferisce che tutto era sotto controllo. Non sapevamo ancora che c’erano cinque compartimenti allagati ma era comunque chiaro a tutti che c’era uno squarcio e che i motori erano già persi”. Quando la capitaneria richiama, “il comandante ha ordinato ancora una volta di dire che era tutto sotto controllo e che stavamo verificando i danni anche se sapeva che la nave imbarcava acqua ed era sbandata a sinistra”.

Schettino non ordina l’allarme generale. “Tutto il personale di macchina stava abbandonando l’area anche senza un suo ordine” ma “il comandante non dava alcun ordine di lanciare l’allarme di emergenza generale ripetutamente sollecitato da noi lì presenti in particolare da Bosio, Christidis e Pellegrini, fin quando Bosio e Christidis lo hanno preso sottobraccio esortandolo a dare l’ordine”.

Ambrosio ha raccontato che “l’allarme di falla in codice Delta X-ray non è stato dato anche se il ‘safety officer’ Martino Pellegrini glielo aveva sollecitato. Il comandante sembrava non volesse ammettere la reale situazione”. Ambrosio ricorda anche che l’ufficiale Andrea Bongiovanni “ha chiesto, visto i movimenti del capo al comandante, di dichiarare il distress ma lui non acconsentiva”.

Ma agli atti dell’inchiesta ci sono valutazioni ‘storiche’ su Schettino, come quelle di suoi ex comandanti che ne elogiavano le capacità parlandone come di una figura “di sicuro avvenire”. Curiosamente l’ex comandante Mario Palombo a suo tempo, tra il 2002 e il 2003, in una scheda di valutazione espresse il suo giudizio affermando che Schettino “in molti casi preferiva mentirmi piuttosto che ammettere di aver sbagliato”, anche se poi col tempo la situazione migliorò. “Ha un buon carattere e ho voluto aiutarlo – scriveva Palombo – a superare le difficoltà e a cambiare carattere”.

Agli atti c’è anche il rapporto interno alla Costa che Schettino dovette fare per rispondere all’accusa della compagnia di aver manovrato a velocità eccessiva dentro il porto tedesco di Warnemunde il 4 giugno 2010 conducendo la nave Costa Atlantica.