Alcuni capi di Mauro Gasperi andati in passerella durante "N-U-De New Upcoming Designers"

Se Milano è la capitale della moda d’Italia, rinomata in tutto il mondo per gli stilisti che di essa sono stati spesso precursori e maestri, la situazione dei giovani talenti non è delle più incoraggianti. E non perché ci sia una preoccupante carenza di creatività, ma perchè il fashion system non gioca quasi mai in loro favore.

C’è da riconoscere una nuova ventata, seppur ancora flebile, di ottimismo e voglia di fare. Stefano Boeri, assessore alla Cultura, moda e design della giunta Pisapia, già da qualche mese lavora in collaborazione con la Camera nazionale della Moda, a nuove iniziative per promuovere i giovani stilisti: “Abbiamo iniziato a dare grande spazio ai giovani, concedendo loro una delle sale più prestigiose di Palazzo Giureconsulti (la Sala delle Colonne, ndr) e promuovendo sempre nuove iniziative. È un percorso in divenire, perchè in passato ben poco è stato fatto, ma stiamo lavorando sodo per dare ai giovani la visibilità che meritano, agevolando anche le piccole attività in nascita, da un punto di vista economico”.

Durante la settimana della moda, conclusasi il 28 Febbraio, due sono stati i progetti significativi di questa nuova tendenza che guarda al futuro: N-U-De (New Upcoming Designers), alla sua 17° edizione, ha offerto a tre talenti italiani – Mauro Gasperi, Moi Multiple, Francesca Liberatore – la possibilità di veder sfilare in passerella le proprie collezioni; il concorso Next Generation, vera grande novità della settimana, con la sua giuria formata da grandi personalità del mondo della moda come Beppe Modenese (presidente onorario della Camera nazionale della Moda) Antonella Antonelli (direttore della rivista Marie Claire), Danda Santini (direttore della rivista Elle), ha selezionato quattro vincitori – Murata Haronobu, Ludovico Loffreda, Camille Pfister e Santo Spada – per i quali la Camera nazionale della Moda ha sostenuto la produzione e la realizzazione delle collezioni, dando così la possibilità di farsi conoscere nel difficile mondo dei buyer e dei giornalisti, oltre che un piccolo aiuto nell’inserimento nelle maison più prestigiose d’Italia.

In confronto a Londra, New York, Copenhagen, queste piccole iniziative italiane appaiono un nulla rispetto a ciò che di concreto viene fatto per il mantenimento e la promozione dei marchi delle nuove generazioni. Si tratta di un lavoro continuo e produttivo, al fianco di grandi aziende, che al contrario della maggior parte di quelle del Belpaese, non tendono a fagocitare e assorbire avidamente la creatività delle menti più fertili, ma ad accompagnare l’artista nel suo percorso a contatto con un mercato sempre più impietoso, riconoscendone il talento.

Andando più nel dettaglio, la settimana della moda di Londra, organizza per ogni edizione un’innumerevole serie di concorsi ed eventi: dal 1993, NewGen ha scoperto stilisti del calibro di Alexander McQueen, Christopher Kane, Richard Nicoll, Erdem, Marios Schwab, Mary Katrantzou, sostenendoli, grazie all’aiuto di sponsor come Topshop, nella creazione, promozione e presentazione delle collezioni, al pari dei professionisti del settore; tutti i nuovi designer più meritevoli vengono inoltre portati a Parigi, con London Showrooms, dove hanno la possibilità di entrare in contatto con la stampa internazionale, grazie a un team di pr del British fashion council.

E In Italia? Come si è detto, siamo ancora molto indietro. Ma qualcosa si muove.