PALERMO – Quella piazza dovevano intestarla a Giovanni Paolo II, ma, alla fine, la scelta cadde su Nino La Russa, senatore del Movimento Sociale morto nel 2004, padre del deputato del Pdl Ignazio. ‘’Nino rappresenta la storia di Paternò, nessuno come lui si è battuto per aiutare la sua città e per trovare lavoro a tutti, anche ad amici comunisti che non la pensavano certo come lui’’, assicurò il sindaco Pippo Failla. Per il Papa, si disse, era pronta un’altra piazza, che non gli fu, però, mai intestata; a Paternò, grosso centro agrumicolo alle pendici dell’Etna, ripiegarono sul parcheggio antistante la piscina comunale, forse ricordando le doti sportive di Wojtyla.

Adesso il Movimento 5 Stelle del paese vuole che la piazza della discordia venga intestata a Peppino Impastato, e ha già raccolto centocinquanta firme in calce ad una petizione che verrà presentata alla giunta guidata dal sindaco Pippo Failla, sostenuta da una maggioranza Pdl-Mpa. Cambiare il nome alla piazza, chiamandola Peppino Impastato, ‘’significherebbe custodire gelosamente la memoria di chi è stato assassinato dalla mafia e contro di essa si è battuto a viso aperto. Ieri come oggi’’, scrivono i giovani del Movimento nella petizione rivolta ai cittadini. La richiesta, nel ventennale di Mani Pulite, assume quasi un valore simbolico, visto che la carriera professionale di La Russa padre, volontario in guerra e catturato dagli inglesi a El Alamein, si è svolta sotto l’ombrello di Salvatore Ligresti, anch’egli originario di Paternò, uno degli imprenditori finiti in carcere a Milano vent’anni fa, e ritenuto uno dei finanziatori più assidui del Psi di Craxi. Lo stesso segretario, ormai in disgrazia, scatenò un putiferio quando in un’intervista a El Mundo indicò il giovane Ignazio come uno dei politici che notoriamente ‘’prendevano soldi da Ligresti’’.

“Se lo incontro lo prendo a schiaffi. Non so ancora se lo querelo, ma di sicuro so che se lo incontro gli darò un paio di sonori ceffoni”, rispose indignato il futuro ministro della Difesa. Vicinissimo ai finanzieri Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini, Nino La Russa diventa l’uomo di fiducia di Ligresti, occupando posti di rilievo nelle sue società: dal 1976 al 1989 è vice-presidente della Sai, ma anche vice-presidente della Richard-Ginori spa, rilevata da Michele Sindona. E come il finanziere di Patti anche Ligresti fu sospettato di mafiosità, sulla base di alcune dichiarazioni di pentiti e qualche rapporto della Guardia di Finanza che non ebbe alcun seguito.

Quando La Russa morì, ai funerali a Milano Silvio Berlusconi partecipò in prima fila insieme a numerosi membri del governo. Oggi, alla fine del ventennio berlusconiano i giovani del Movimento 5 Stelle di Paternò chiedono ai cittadini (e al Comune) di voltare pagina cambiando la targa di una piazza: ‘’L’impegno civile e politico – scrivono – non può prescindere dalla memoria di chi ha contrastato da sempre questo fenomeno e da chi ha perso la vita per esso’’.