Si chiama come un hashtag, #Carilibri, si svolge come un confronto libero e aperto tra scrittori, editori, editor, giornalisti e curiosi lettori che parlano di editoria ai tempi del web: “futuro dell’editoria cartacea e digitale, esperienze di self-publishing, nuove frontiere multimediali della scrittura sul web e consorzi tra scrittori” si legge dal comunicato.

Barcamp #carilibri è un’iniziativa organizzata nella Saletta Bianca del teatro Franco Parenti domenica 19 febbraio dalle ore 18 dalla rivista letteraria Torno Giovedì. Per capire senso e contesto abbiamo intervistato Fernando Coratelli, autore di Quando il comunismo finì a tavola (Caratterimobili, 2011), editor e responsabile editoriale di Torno Giovedì.

Fernando, iniziamo dal contesto. La vostra iniziativa è inserita in quello che chiamate Sunday Park di Elita. Ci vuoi spiegare di che si tratta?

Elita è un’associazione culturale che da due anni cura l’organizzazione di un’iniziativa pensata sul modello inglese, il Sundaypark appunto. Una domenica al mese presso il Teatro Franco Parenti si svolgono concerti, un mercato dell’artigianato e del vintage e iniziative culturali di vario tipo. Noi di Torno Giovedì abbiamo un nostro spazio dove vendiamo i libri e dove proponiamo le nostre iniziative. Abbiamo organizzato un paio di slam poetry, delle presentazioni e questa volta ci siamo inventati il barcamp.

Cosa vuol dire “barcamp”?

Si tratta di una parola rubata al mondo della comunicazione. In pratica si tratta di un seminario partecipativo. Non c’è la tradizionale divisione tra relatori e platea, ma il discorso si sviluppa come in una ideale agorà. Luigi Carrozzo e io (responsabili editoriali di Torno Giovedì)  faremo da facilitatori tra gli addetti ai lavori e i partecipanti, invitando a un dibattito aperto. La dinamica è un po’ quella cui si assiste su twitter: si lancia un tema e si vede cosa succede. La differenza è che qui ci si può guardare in faccia e mettersi in relazione.

Il nome, #carilibri, è particolarmente evocativo. Può avere una valenza economica, legata al costo di produzione e distribuzione e vendita, ma può anche essere letto come un atto d’affetto nei confronti dei libri.

Il nome nasce su twitter, da un hashtag inventato lanciato da Einaudi Editore. Lì si rifletteva sul prezzo deli libri, sull’importanza della lettura come esperienza fatta di profumi e consistenza, contrapposta alla lettura digitale. Questo evento per noi è come la quadratura del cerchio, cerchiamo di riportare una discussione sviluppatasi in maniera spontanea a un livello che esca dai 140 caratteri di twitter.

Credi che la crisi economica abbia colpito l’industria culturale?

Da 15 anni lavoro nell’editoria e la ricordo sempre in crsi. Anche negli anni d’oro della new economy si piangeva miseria. Forse ora è arrivata la botta finale. E’ un po’ come la storia di “al lupo, al lupo”. Si denunciava una crisi, poi è arrivata un’altra crisi più grande, ora è necessario capire cosa si può fare. E l’ebook è uno degli elementi in gioco. Occorre domandarsi se e come questo può aiutare. Al di là delle logiche distributive e di marketing.

In un articolo pubblicato oggi su Torno Giovedì Guido Tedoldi propone come possibile soluzione il concetto di “united writer”. Cosa vuol dire?

E’ una delle idee di fondo di Torno Giovedì e una delle nostre proposte per uscire dalla crisi: offrire uno spazio all’editoria indipendente, di qualità, attraverso l’aggregazione di editori indipendenti e scrittori. Questi due attori dovrebbero unire le forze invece che continuare a lottare sul nulla come i capponi di Renzo. Trenta o quaranta anni fa i produttori di birra italiani si unirono in una campagna del tipo “Bevete più birra, bere birra ti fa campare cent’anni”. In quella fase non importava più il marchio, ma il risultato finale. Allo stesso modo bisognerebbe cominciare a reimmaginare campagne per la lettura, lavorando tutti insieme per riportare in alto la produzione di opere di qualità.

Tedoldi parla anche di “intellettuale performer”. Si riferisce alle letture pubbliche?

No, è un ragionamento più ampio. E’ necessario che lo scrittore, l’artista, l’intellettuale si sforzi di immaginarsi tale anche al di fuori della pagina stampata. Dobbiamo capire che più del libro rilegato vale il libro, l’idea. Forse bisogna andare oltre a quello che è stata l’editoria negli ultimi 130 anni e immaginare contaminazioni che coinvolgano anche gli strumenti multimediali. E’ un passaggio che tutti devono fare, unendo scrittura, musica, video. Noi come web magazine non facciamo nulla su carta. Siamo un settimanale e stiamo lavorando a un trimestrale in versione ebook. Ci appoggiamo sempre più sull’idea di fondere diversi media.

#Carilibri- Barcamp
Saletta Bianca – Teatro Franco Parenti
Via Pierlombardo, 14, Milano