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Prosegue la vicenda del castello di Carandini, denunciata sulle pagine di Saturno, ripresa da un’interrogazione parlamentare di alcuni senatori del PD.

Qui di seguito il comunicato stampa del Mibac e la mia replica.

Comunicato stampa del Mibac pubblicato oggi in merito all’articolo Chi paga il castello di Carandini? Noi

In merito alle vicende diffuse a mezzo stampa relative al finanziamento dei restauri del Castello di Torre in Pietra, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali precisa che:

• le richieste relative al contributo ministeriale sono state formulate nel 2004, cinque anni prima che il Prof. Andrea Carandini fosse nominato Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali;
• rispetto ai contributi ai privati per le spese di manutenzione e restauro degli immobili vincolati, il Consiglio Superiore non ha alcun potere di entrare nel merito dei singoli interventi né la responsabilità’ decisionale in ordine a queste spese, che sono stabilite dagli organi tecnici del Ministero in base a criteri oggettivi;
• i progetti sono valutati esclusivamente dalle Soprintendenze, che giudicano anche l’ammissibilità al contributo e la percentuale da erogare, in ragione della qualità e tipologia dell’intervento, e procedendo secondo un ordine rigorosamente cronologico.

Si chiarisce inoltre che, in merito all’apertura del monumento al pubblico, in data 24 gennaio 2008, di fatto prima ancora della comunicazione della concessione del contributo, i proprietari dell’immobile avevano tempestivamente sottoscritto un atto d’obbligo con la definizione degli orari di visita al Castello subordinati all’erogazione effettiva del contributo.
Il Prof. Carandini, al termine di un incontro con il ministro Prof. Lorenzo Ornaghi, che gli ha confermato piena fiducia, ha comunicato la sua intenzione di difendere nelle sedi competenti i propri diritti e la propria reputazione.

Roma, 16 febbraio 2012
Ufficio Stampa MiBAC

La mia risposta

Avremmo preferito leggere un comunicato stampa – che so – sulle chiese storiche che a Urbino cedono sotto il peso della neve, sullo sfregio del parcheggio di Sant’Ambrogio, sul Vasari bucato a Palazzo Vecchio o sulle navi da crociera che minacciano il Bacino di San Marco. Ma è chiaro che le priorità del Mibac sono altre: prima la struttura, poi (semmai) la missione.

Entrando nel merito, poi, non si sa se ridere o piangere.

Sulla cronologia della richiesta: grazie per il chiarimento, ma nessuno aveva sollevato la questione.

Sulla competenza del Consiglio superiore: benissimo, ma allora – di grazia – perché il Consiglio perde tempo a esaminare queste pratiche? Si dirà che il Consiglio non esamina i singoli casi, ma decide se varare o meno l’intero finanziamento: una ragione che sarebbe dovuta bastare a suggerire al professor Carandini di lasciare temporaneamente la presidenza della riunione.

Sui criteri di finanziamento: abbiamo scritto che il Castello meritava eccome il finanziamento pubblico. Ma a patto che fosse accessibile per i cittadini.

Ed è su questo punto cruciale che si chiude l’equilibristico comunicato stampa. Il professor Carandini, come tutti, ha fatto una convenzione col Mibac all’atto di chiedere i soldi: e di questo mai abbiamo dubitato, ci mancherebbe altro.

Il punto è che quella convenzione prevedeva – ora si apprende – l’apertura del castello all’atto dell’erogazione. Ma questo è in palese contrasto col Codice dei Beni culturali, che non parla di fondi erogati, ma «concessi» (articolo 38). E i fatti sono questi: il denaro è stato concesso e il sito è chiuso.

Cosa risponderà il ministro Ornaghi all’interrogazione parlamentare presentata in Senato dal PD? Certo non potrà rispondere che un castello capace di accogliere centinaia di invitati ad un matrimonio il cui testimone è il presidente del Consiglio in carica non sia attrezzato per ricevere le famiglie, gli anziani e gli studenti che volessero visitarlo per ragioni culturali.

Infine, una considerazione politico-culturale. Il comunicato stampa dipinge Andrea Carandini come uno che va in banca ogni mattina per sapere se è arrivato il bonifico disposto dall’organo che presiede. Come può, uno che è stato responsabile dei Beni Culturali del PCI, uno che scrive (e giustamente!) sui giornali che bisogna smettere di frequentare i soliti monumenti-feticcio e scoprire invece i «tantissimi, bellissimi monumenti del nostro territorio» (proprio come Torre in Pietra), uno che presiede il Consiglio Superiore dei Beni Culturali –  come può, uno così, rispondere che lui, quanto al suo straordinario castello, lo apre solo dopo che i soldi pubblici gli sono piovuti in tasca, e tutti fino all’ultimo centesimo. Parfrasando Lutero che inveiva contro la vendita delle indulgenze («Quando il soldo va giù nella cassetta / in Cielo sale su, l’anima benedetta»), l’ex Conte Rosso dovrebbe forse dire: «Quando il soldo è ben chiuso nel borsello / solo allora aprirò il mio bel Castello»?.

Lo scivolone è così bizzarro che ci si può chiedere se sia davvero un incidente. Il fatto che  – proprio nelle stesse ore in cui incontrava il professor Carandini – il ministro Ornaghi firmasse il provvedimento che farà decadere, dal 21 febbraio, oltre a tutti i Comitati tecnici del Mibac, anche il Consiglio Superiore dei Beni culturali e il suo presidente potrebbe fornire una risposta non scontata.