Marta contro Roberta. Sindaco contro senatore. Laica contro cattolica. Le due ex compagne di squadra – Pinotti fu lanciata da Vincenzi in politica – l’una contro l’altra armate. Un piatto migliore per le prime pagine non si poteva trovare. Ma la chiave dello scontro delle primarie genovesi sta nel capire chi c’è dietro le due front runner. I muri di Genova sono coperti di manifesti: “Io sto con Genova”, è scritto su quelli di Roberta Pinotti. “La scelta forte come noi”, ricorda lo slogan di Marta Vincenzi. E poi c’è lui, Marco Doria, discendente della famiglia simbolo del grande ammiraglio. Il vincitore uscirà da loro tre.
Un sondaggio vicino all’Idv promette vittoria a Pinotti. Nel Pd, area Vincenzi, si prevede un successo a mani basse del sindaco. Angela Burlando (Psi, con passato di combattivo vice-questore) e Andrea Sassano (ex assessore con Beppe Pericu, ha puntato sulla green economy) si divideranno il resto, ma avranno peso forse per decidere il vincitore. Insomma, risultato incertissimo, lo dimostra il fatto che Claudio Burlando, una delle menti politiche più sottili della Liguria, non si sia schierato (ma i suoi sono soprattutto con la Pinotti).
I cittadini paiono disillusi. Stanchi. Basta ascoltare radio Babboleo News: “A me questa più che una prova di democrazia, pare un regolamento di conti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Tirreno Bianchi, console della Compagnia portuale Pietro Chiesa: “Queste primarie mi sembrano un segnale pessimo. Perché non le hanno fatte né per la Regione, né per la Provincia, né per le altre città? Le tirano fuori per la Vincenzi”. Anche don Paolo Farinella, sacerdote dei vicoli, pare un po’ rassegnato: “Non mi pronuncio. Ma mi sembra soprattutto una bega interna al Pd”. E così il grande timore per oggi: nel 2008 ben 35 mila persone si pronunciarono per Walter Veltroni segretario Pd. Oggi rischiano di essere meno. Certo, il freddo. O il gelo maschererà la sconfitta? Nascono strategie. “Se facessimo votare mille, duemila immigrati, avremmo la vittoria in tasca”, confida uno degli organizzatori. Il “suo” candidato è tra i favoriti. Nessuna truffa, sarebbero elettori veri. Quante incognite, da una parte i nuovi cittadini, dall’altra il peso dei militanti (che qui sopravvivono perfino ai partiti). Genova è come Bologna, se sei contro il partito puoi fare bene, vincereno.
E sotto la Lanterna non c’è quell’esame di coscienza che ha fatto vincere Giuliano Pisapia. “È vero, abbiamo poca paura di perdere”, chiosa Vincenzi. Già, il centrosinistra sicuro di sé lancia le primarie per confermare un sindaco in carica. E abbastanza apprezzato fino ai clamorosi autogol dell’alluvione, su cui i “compagni” più che gli avversari si sono lanciati a pesce. Vincenzi che, è una critica, è uscita un poco dalle logiche di partito, ma non ha proposto una nuova classe dirigente.
Gli altri? “Pinotti è molto mediatica, che per la riservatezza genovese non è detto sia un vantaggio. Ma soprattutto non ha messo in discussione la nomenclatura del centrosinistra”, va giù duro il politologo Pierfranco Pellizzetti. Doria è serio al punto di avventurarsi in battute kamikaze: non escluse di aumentare le tasse. La coerenza, a vedere i sondaggi sopra il 20 per cento, pare premiarlo. Alla fine è difficile dire quale idea di città propongano. La personalizzazione della politica è servita. Tra le liti del sindaco con i giornalisti, i foulard arancione dei sostenitori di Doria, il video di Carlo Besana (l’ex farmacista padre del risanamento di interi quartieri) che mimando Zucchero canta “Marta Dududù”. Non è una canzone d’amore: “Ma non ricordi il portaborse, è da quel dì che fu arrestato”. Tante trovate anche simpatiche, “ma poi l’idea di città dei candidati nessuno l’ha capita”, conclude Bianchi. E don Farinella: “Si rischia di lasciare Genova alla destra degli Scajola”
da Il Fatto Quotidiano del 12 febbraio 2012















