“Ne abbiamo parlato con Bersani e Alfano, siamo d’accordo, entro una settimana-dieci giorni presentiamo una legge sul finanziamento pubblico”. Di più, la facciamo in commissione “in sede legislativa”, cioè senza passare dall’aula. Curiosamente, l’altroieri in tv, Pier Ferdinando Casini ha usato le stesse parole di giovedì scorso: anche allora la legge sarebbe arrivata in una settimana e probabilmente anche fra una settimana sarà così. Pure il segretario del Pd, ieri su Repubblica, ribadiva che presto cambierà tutto: bilanci certificati dalla Corte dei conti addirittura. Nessuno dei due però, per non parlare di Alfano, deve aver avvisato i gruppi parlamentari: mentre infatti alla Camera, alacri, si ricerca l’accorduccio sulla legge elettorale, in commissione Affari costituzionali di procedere a riformare il sistema del finanziamento ai partiti e a rendere trasparenti i loro bilanci non ci pensano proprio. Ieri mattina, per dire, c’è stato l’ufficio di presidenza, cioè la riunione in cui i rappresentanti dei vari gruppi decidono di cosa occuparsi e quando: niente.
Il simpatico simposio stava per concludersi senza una parola sull’argomento quando l’atmosfera di concordia istituzionale è stata interrotta da Maurizio Turco, disturbatore radicale: le leggi di riforma dei partiti? Fu allora che Donato Bruno, presidente per il Pdl, sorrise. I suoi occhi interpellarono Gianclaudio Bressa, gran tecnico democratico di scuola Dc: “C’è l’accordo per andare avanti”, il responso finale. Quando? Mah. Nel frattempo, però, la commissione Affari costituzionali – e a fine mese addirittura l’aula della Camera – troverà il tempo di occuparsi di una legge sulla formidabile questione dell’autenticazione delle firme per presentare le liste elettorali: due proposte del Pd (Merlo e Franceschini) per capire chi le può autenticare, quando vanno presentate e come. Dubbi che vanno sciolti subito, si capisce, d’altronde tra poco ci sono le amministrative e non si vuole incorrere in qualche altra fastidiosa inchiesta sulle “firme false” (e se spunta un emendamentino che consente proprio di non presentare firme a chi ha un gruppo parlamentare, tanto meglio). Se si chiede conto di che fine abbia fatto quell’altra legge, quella sui soldi, ti rispondono che “è all’ordine del giorno”.
Vero, ma all’ordine del giorno di proposte ce ne saranno cinquanta e le uniche che hanno una speranza di venire discusse sono quelle segnalate dai gruppi. Anche in questa lista, però, di finanziamento pubblico ai partiti e loro democrazia interna non c’è traccia. Il partito di Berlusconi, per dire, tra le altre cose ha segnalato alla Affari costituzionali un ddl per istituire la Festa nazionale dell’Amicizia e uno per quella della Solidarietà sociale, le norme per sostenere la comunità di lingua italiana a Bolzano e quella per trasformare il nome della provincia di Belluno in “Belluno-Dolomiti”. Il Pd invece, oltre alla faccenda delle firme, s’è impegnato per vedere l’inno di Mameli citato nella Costituzione e pure per istituire il “Giorno della memoria dei bambini di Bullenhuser Damm” (vi trovarono la morte in 20, dopo essere stati usati per esperimenti medici nel lager di Neuengamme), come chiesto ovviamente da Veltroni. L’UDC, manco a dirlo, punta sulla Giornata della Famiglia, sulla parificazione degli stipendi dei Vigili del Fuoco a quelli dei poliziotti e già che c’è sul “distacco dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio” dalle Marche e loro conseguente adesione all’Emilia Romagna. O a quel che ne resterà, visto che la Lega pretende che la commissione si occupi della “istituzione della regione Romagna”, oltre alla solita leggina anti-moschee e alla tutela costituzionale del “patrimonio linguistico, risorgimentale, letterario e filologico della lingua piemontese” (sic). E la legge sul finanziamento pubblico ai partiti? La settimana prossima.
Da Il Fatto Quotidiano dell’8 febbraio 2012














