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Vi ricordate di Enrico Ceci, quello che lavorava al Banco di Desio e della Brianza di una filiale di Parma, che nell’agosto 2008, a 21 anni, vi ha scoperto una falla informatica grazie alla quale era possibile imboscare denaro? Quello che l’ha detto ai suoi responsabili, ma siccome non ci sentivano l’ha detto ai suoi capi nella sede centrale, che non ci sentivano nemmeno lì e quindi è andato a dirlo alla Guardia di Finanza?

Ecco, lui. Enrico era stato subito licenziato e ora nessuna banca lo assume più. Vediamo dunque com’è andata a finire: in nessun modo, se ci si aspetta una fine, perché la fine continua e lo trascina per i meandri inamidati del sistema, gli mostra a che bel risultato l’ha condotto l’essere stato onesto quell’estate di quattro anni fa. Enrico deve sentirsi al sicuro in uno stato il cui primo ministro Monti pone in cima alle priorità della “Agenda Italia” la lotta all’evasione e al riciclaggio, ma se la Procura di Roma lo riconosce parte offesa in un procedimento penale contro il Gruppo Banco Desio, i giudici della Sezione Lavoro del Tribunale di Parma non sono dello stesso avviso: a fronte di una lunga e completa indagine del Gico di Roma (il nucleo della Guardia di Finanza normalmente utilizzato per le indagini sulla criminalità organizzata), a Parma gli danno torto nella causa da lui intentata per licenziamento illegittimo e ritorsivo. “Sono stato privato di ogni mezzo di difesa. Mi sono stati negati tutti i capitoli di prova, sono stati negati tutti i testimoni a mio favore e anche tutte le registrazioni fonografiche, in grado di provare inconfutabilmente come erano andati i fatti, non sono state ammesse. Alla banca i giudici hanno concesso più di 60 capitoli di prova e un numero grande a piacere di testimoni. Tutti questi testimoni sono regolarmente a libro paga della banca in quanto dipendenti della filiale di Parma. In particolare poi i cinque testimoni che il giudice ha ritenuto di ascoltare erano proprio quelli denunciati penalmente dal sottoscritto.”

E’ un fatto sproporzionato per un giovane come Enrico e pure per la città di Parma, minilòpoli implosa nella purulenza dei suoi peccati, in cui può continuare a piovere e, guardando la pioggia, ostinarsi a chiamarla manna. E io? Io che lavoro con la matita, che dovrei farci con questa storia? Come ci entro in questo labirinto? Enrico si era rivolto a me perché della sua storia ne facessi un graphic novel, ma gli avevo spiegato che in Italia i fumetti non sono presi sul serio, che si dice “trama da fumetto” non a caso, come di cosa assurda, da quattro soldi. Ebbene, in questa storia i soldi in ballo sono molti più di quattro e come disegnatore non posso fare molto: la trama da fumetto è già stata disegnata dalla realtà, perfetta e assurda, a lei si dovrebbe credere. Non al disegnatore satirico. L’ udienza preliminare è prevista a Roma il prossimo 23 marzo, nuovo episodio della fine di un ragazzo che a 25 anni ne ha già scontati quattro per onestà.