“Un dubbio veniva a vedere i comportamenti di Lusi, e non solo a noi ma anche ai giornalisti che stavano dietro alle sue ‘spregiudicatezze”, queste le parole del presidente degli Ecodem Abruzzo, Vincenzo Pisegna, a proposito della vicenda del senatore Pd e tesoriere della Margherita, Luigi Lusi. “Da dove venivano tutti quei soldi per le cene – aggiunge Pisegna – offerte a centinaia di persone, gli alberghi a 5 stelle per i suoi fedelissimi a Torino, la macchina con autista 24 ore al giorno, le segretarie? Non erano cose che vedevamo solo noi: i vertici del nostro partito non hanno mai detto nulla. Ora mi aspetto, anzi, ci aspettiamo delle scuse, con la speranza che questa vicenda possa essere d’insegnamento”.

I due sono entrambi originari della provincia dell’Aquila e nel 2009, in occasione del congresso per l’elezione del segretario nazionale Pd, Pisegna segnalò delle anomalie nei tesseramenti alla commissione di garanzia regionale e nazionale. Una di queste riguardava il paese di origine del senatore Luigi Lusi, Capistrello, dove è attualmente sindaco il fratello di Lusi, Antonino. “Sostenevamo la stessa mozione, quella Franceschini. Alcuni mesi dopo il terremoto dell’Aquila, segnalai l’anomalia delle tessere di Capistrello dove furono raccolte 430 tessere su poco più di 5.000 abitanti: nemmeno ad Avezzano (che supera 42mila abitanti) furono raccolte così tante tessere. Non solo lì c’era questo fenomeno di gonfiamento di tessere, ma anche a Celano, Pescina, Tagliacozzo, Sulmona. A l’Aquila – spiega il conterraneo di Lusi – addirittura furono presentate oltre 200 tessere su fotocopie dei modelli di adesione. Scrissi ai garanti nazionali e al segretario nazionale Bersani: fui invitato a presentarmi davanti alla commissione dei garanti nazionale dove confermai le mie supposizioni. Dopo qualche giorno ricevetti una lettera raccomandata dallo Studio Legale degli avvocati Dora Perillo e Luca Gizzi, con sede a Roma, cui Lusi si era rivolto. Il tesoriere della Margherita lamentava il tenore capzioso, offensivo e diffamatorio che a loro parere conteneva la mia comunicazione ai garanti nazionali ed al segretario. In questa, cito un passaggio della lettera, riferivo di ‘asseriti comportamenti non conformi ai vigenti regolamenti di partito ed irrispettosi delle persone vere del Partito Democratico’. Per tanto mi diffidavano ad astenermi, per il futuro, da ulteriori denigrazioni ai danni del loro assistito, il quale, in caso contrario, si vedeva suo malgrado costretto ad adire le vie legali, in sede penale e civile. Una vera e propria minaccia – conclude Pisegna – di cui misi al corrente anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: non ho mai ricevuto risposta”.