La truffa di Luigi Lusi non è stata un fulmine a ciel sereno. Il partito-Zombie che accaparrava fondi senza rendere conto a nessuno, sopravvivendo di tre anni alla fine della legislatura, aveva prodotto – molto prima delle inchieste – una polemica furibonda, una scena madre, e persino un giallo sulle primarie tra Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani. L’allora tesoriere della Margherita, infatti, messo spalle al muro da Arturo Parisi, giustificava una voce del suo bilancio così: “Ho dato 4 milioni di euro a Franceschini per la sua campagna da segretario”. Lo scandalo inizia il 20 giugno del 2011, a via del Nazzareno c’è l’assemblea della Margherita che deve approvare il bilancio. “Quando finirà il finanziamento?”

I 300 dirigenti della ex Margherita dovevano approvare i conti di un partito ufficialmente morto ma finanziariamente floridissimo. La seduta iniziò malissimo, non più di 15 persone in sala. Nessuno dei partecipanti aveva ricevuto una copia del consuntivo. “Come pensi – aveva detto Parisi a Lusi – che noi si possa approvare un bilancio a scatola chiusa?”. Era scoppiato un finimondo. Un altro dirigente, l’umbro Luciano Neri: “Fra un anno il finanziamento finirà: che cosa facciamo di questi soldi? La cosa più logica, per me, sarebbe dividere i fondi tra organizzazioni sociali: Emergency, la Caritas, Medicisenza Frontiere”. Parisi torna alla carica: “La seduta va aggiornata per dar modo ai dirigenti di visionare il testo e chiedere chiarimenti, oppure la votazione perde qualsiasi legittimità politica”.

A questo punto Lusi esplode, cancellando l’immagine del dirigente tecnico compassato e pignolo: “Adesso basta! Non posso accettare di essere trattato in questo modo”. Estrae dalla borsa un fascicolo che sbatte sul tavolo: “Il bilancio è qui. Non c’è nessun segreto: ma se queste proteste vogliono suggerire che io non faccio bene il mio lavoro, non ho problemi a rimettere il mio mandato!”. Cala il gelo. Oltre ai due “contestatori” – Parisi e Neri – ci sono Francesco Rutelli, Paolo Gentiloni, Giuseppe Fioroni, Enzo Bianco, Giulio Santagata. La riunione si interrompe. Lusi si alza. Fioroni media. Parisi chiede di visionare il fascicolo. Lusi accetta che il professore guardi, ma non gli dà una copia del testo.

Parisi non ha una preparazione contabile, ma l’occhio gli cade su una voce: “Attività politica, 4 milioni di euro”. Allora chiede a bruciapelo: “Scusa Lusi, cosa vogliono dire questi denari, nel 2011, per un partito che ha cessato l’attività politica?”. La risposta del tesoriere: “Lo scorso anno ci sono state le primarie tra Bersani e Franceschini. Quella voce indica il nostro contributo al candidato che veniva dalla Margherita”. Parisi trasecola: “Ma come? Il tetto di spesa prescritto dal regolamento interno del Pd, era di 250 mila euro!”. Il problema che Parisi si pone, non sospettando truffe, è quindi tutto politico: lo stesso Franceschini aveva più volte lamentato la spesa enorme sostenuta da Bersani per la sua visibilissima campagna. A chi scrive, nel-l’anticamera dell’Infedele di Gad Lerner, solo sei giorni prima del voto aveva detto: “Io i soldi per affiggere e stampare una manifesto nazionale non li ho mai avuti!”.

Torniamo per un attimo al 20 giugno 2011. “La riunione – racconta Neri – fu aggiornata alla sera, per dare tempo ai pontieri di ricucire lo strappo. Il bilancio, malgrado le nostre proteste, fu approvato con la scusa che si era oltre il termine massimo. Lusi promise solennemente che lo avremmo ricevuto a casa. Non arrivò mai. I dirigenti, ancora una volta pressati da Parisi e Neri, prendono l’impegno di convocare un comitato per decidere cosa fare dei soldi quando, dopo il 2011, il finanziamento sarà finito. L’assemblea non si riunirà mai. Si arriva a settembre. Dopo la scissione dell’Api, sorprendendo tutti, Lusi sceglie di non seguire Francesco Rutelli. Rimane senatore del Pd, parte dell’Area democratica che fa capo proprio a Franceschini. La Margherita, come soggetto giuridico, continua a stipendiare una decina di funzionari e a occupare una parte della sede del Pd. Per fare cosa? Mistero.

Quando chi scrive era venuto a conoscenza della polemica, chiede a Franceschini (diventato capogruppo del Pd) come sia possibile che Lusi giustificasse una spesa così ingente con un finanziamento a lui. Questa la risposta dell’ex segretario del Pd: “Ho sentito anche io questa voce! E ’ una menzogna vergognosa e priva di qualsiasi fondamento. Primo: non avevo realmente un euro a disposizione. Secondo: non avrei mai accettato di ricevere una cifra di questa entità perché lo avrei ritenuto immorale, per una primaria. Terzo, c’era un regolamento che lo vietava”. Obiezione, allora perché Lusi dice di aver stanziato quella cifra? Franceschini è netto: “Non lo so. Sono solo certo che non può essere che una balla. E voglio anche io andare fino in fondo”. Lusi, cercato dal sottoscritto sul tema, si è sempre negato. Il bilancio della Margherita viene pubblicato, su Europa, con le voci di spesa raggruppate e poco comprensibili. Oggi Parisi dice: “Avevo individuato voci opache, ma il sospetto di corruzione o di appropriazione indebita non lo avevo avuto, altrimenti avrei denunciato tutto a un magistrato. Quello che io sospettavo – aggiunge Parisi – era un uso, discrezionale sicuramente, forse clientelare, e di certo improprio di denaro pubblico. Ho ripetuto la mia protesta e i miei dubbi in ogni sede, ma non ho ricevuto nessuna risposta e nessuna spiegazione”.

Lusi amministrava la Margherita con un rigore quasi arcigno: non pochi, in quella sede, ricordano le ramanzine impartite ai dipendenti anche per un semplice rimborso taxi, e i contributi negati alle tante richieste. Certo che la vicenda lascia aperti non pochi dubbi: quanto costò davvero a Bersani e Franceschini la campagna delle primarie? Chi la finanziò? Dove sono i rendiconti? E perché nessun dirigente della ex Margherita si poseilproblemadelmodoin cui veniva amministrato un patrimonio di milioni di euro? E soprattutto: Lusi ha fatto un uso politico, oltre che personale, di parte di quei fondi che amministrava con disinvoltura ed arroganza? E, visto che non sono andati a Franceschini, comesonostati impiegati quei 4 milioni?

Il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2012