La Fim-Cisl annuncia che duecento iscritti alla Fiom della Fiat di Melfi hanno cambiato casacca e sono passati sotto le sue bandiere. Una vittoria per il sindacato guidato da Giuseppe Farina e che si è impegnato a fondo per garantire l’intesa con Sergio Marchionne. Il segretario regionale, Antonio Zenga, grida vittoria e si lascia andare a dichiarazioni di giubilo per il fatto di essere ormai il primo sindacato. La Fiom, invece, cerca di minimizzare e punta il dito contro le intimidazioni e i ricatti della Fiat individuata come la vera ispiratrice di una manovra a tenaglia che punta a stritolarla. E sfida le altre sigle sul terreno della democrazia invitando a contarsi davvero in un voto diretto dei lavoratori.

La vicenda Fiat, quindi, continua a creare uno strascico di divisioni e veleni. La dichiarazione del segretario regionale Fim della Basilicata, Antonio Zenga, è ovviamente soddisfatta e insidiosa allo stesso tempo anche perché si fa forte di un analogo passaggio di iscritti – forse 400 – che sarebbe avvenuto all’Ilva di Taranto. “Si tratta di un importante e inequivocabile segnale politico dei duecento lavoratori in polemica con le posizioni di Landini e del gruppo dirigente locale della Fiom – ha detto Zenga -, e di una scelta che premia il senso di responsabilità e la coerenza che la Fim ha dimostrato in questi difficili mesi per salvaguardare il futuro della Fiat in Italia e della Sata di Melfi”. Il sindacato metalmeccanico della Cisl è il primo per numero di iscritti nello stabilimento di Melfi della Fiat, davanti alla Uilm e alla stessa Fiom”, conclude il segretario Fim secondo il quale sono previsti altre ‘dimissioni’ di questo tipo in altre fabbriche italiane e la Fim sembra aver lanciato una vera e propria campagna.

Sul suo sito campeggia infatti la scritta “La Fiom perde pezzi, la Fim pensa al futuro dei lavoratori”. Una lettura che non può non essere accolta dal sindacato Cgil. A parlare con il Fatto è Emanuele De Nicola, segretario della Fiom in Basilicata: “Quel numero a me non risulta, lo dichiara la Fim ma occorrerebbe leggere gli elenchi”. De Nicola ammette che qualche iscritto può aver seguito l’uscita dalla Fiom di tre delegati avvenuta la scorsa settimana. Si tratta di dirigenti locali che avevano già criticato le posizioni del sindacato di Landini e si erano già discostati dalla vita interna della Fiom. “Ma non credo che sia quel numero” precisa, anche se non esclude che si possa parlare di 100 iscritti. A Melfi la Fiom di iscritti ne ha 650.

“Ma se vogliamo fare un discorso serio sulla democrazia – continua De Nicola – bisognerebbe accettare la sfida del voto diretto dei lavoratori a partire dai risultati delle ultime Rsu dove la Fiom ha ottenuto 1400 voti e la Fim circa 850″. Il punto, dice il segretario Fiom, è andare a votare e su questo sfida la Fim che, secondo il suo giudizio, sta “beneficiando” dell’atteggiamento intimidatorio e “ricattatorio” della Fiat con pressioni sui lavoratori. “Se dunque vogliono misurare il consenso accettino il referendum sul contratto Fiat”. De Nicola annuncia poi che la Fiom sta lavorando a un dossier sulle intimidazioni subite dalla Fiat in fabbrica che sarà pronto al più presto. Situazione complicata dunque che, per quanto riguarda il referendum sul contratto Fiat chiesto dalla Fiom, probabilmente approderà al tavolo tra azienda e sindacati convocati dall’ammnistratore Sergio Marchionne per mercoledì pomeriggio al Lingotto, dopo i Cda e le conference call della Spa e di Industrial.

da Il Fatto Quotidiano del 31 gennaio 2012