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Sei in: Il Fatto Quotidiano > Blog di Andrea Valdambrini > Come ti minacci...

C’era una volta la solitudine della prigione. Ma con Internet e ancor di più i dispositivi mobili, isolare davvero chi sta scontando una pena sembra sempre più difficile.

Il ministero della Giustizia britannico ha accertato come negli ultimi due anni circa 350 detenuti sono riusciti ad usare il loro profilo Facebook, e molti di più potrebbero aver avuto accesso al loro account dalla cella. Il tutto, neanche a dirlo, senza alcuna autorizzazione delle autorità di custodia, e grazie al “prodigio” telematico rappresentato dagli smartphone. Per scrivere cosa?

Colin Gunn, gangster inglese già noto alle cronache, ad esempio, pare abbia usato il social network per minacciare alcuni rivali, postando frasi dal sapore quasi romanzesco, come: “Un giorno tornerò a casa, e non vedo l’ora di guardare dritto negli occhi certe persone per vedere quanto hanno paura di me”.

Le associazioni delle famiglie delle vittime del crimine esprimono viva preoccupazione per questo e altri episodi di intimidazione dal carcere via social network. Ma per impedire i post inopportuni, non basterebbe giusto assicurarsi che gli abbonamenti degli smartphone restino disattivati per tutto il tempo della pena?

Il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2012